Prove di normalità. Tutti a teatro

La Lidia è andata a vedere Moby Dick all’Elfo Puccini. Persino disposta a rivederlo pur di trascinarci a teatro, ci ha scritto sul gruppo delle Ragazze: lo spettacole è da non perdere.

Moby Dick alla prova, Elfo Puccini. Marinai sulle lance

Cosi io Susi e Arianna ci siamo date appuntamento in corso Buenos Aires per cena e teatro.

Nel bagno dell’ufficio mi sistemo il trucco, rossetto compreso anche se so che per tutta la durata dello spettacolo dovrò tenere una ffp2. E’ questione di resistenza, come scegliere il colore degli slip dello stesso colore del reggiseno. Lo sai solo tu, ma sei contenta.

Poi sedute a tavola, in un ristorante preso a caso dove non eravamo mai state (gran cielo, che bello un posto nuovo dopo tanta consuetudine) a chiacchierare di fronte a un cameriere forse più allegro di noi.

E finalmente in sala, in quarta fila (brava Ari a procurarci posti così belli!). Una sala gremita (che impressione: si può?) e tutta felice di essere lì. I visi quasi non si vedono, ma si capiscono le anime dai capelli e dal capotto (ci vorrebbe un post tricologico per parlare dei nuovi grigi messi in piega. L’isolamento ha dato un duro colpo al castano).

Poi si abbassano le luci e si sente la prima voce profonda. E si intuisce il palco vuoto, con pochi attrezzi di scena, che per magia diventano onde e tempesta e vele.

Ho visto le lance e gli arpioni e sentito la fatica dei remi. Anche se non c’erano né lance, né arpioni, né remi.

La balena bianca, le nostre ossessioni, le nostre paure erano tutte su quel palcoscenico. Ma c’era anche la nostra felicità di essere parte di quella platea, a guardare in faccia gli attori, a sentirne il respiro, fianco a fianco con sconosciuti che avevano, per quelle poche ora, così tanto in comune con noi.

Metto il teatro (e forse un concerto d’estate, dal vivo, magari all’idroscalo) tra le terapie per tornare a vedere nel prossimo un amico e non un pericolo.

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