Cena a City Life

Mercoledì scorso ho cenato con alcuni amici che non vedevo da tempo.

il dritto , lo storto , il curvo a City Life

La Cler (si, ancora lei, quella del tennis) ha scelto un locale non proprio indimenticabile. Per quanto City Life District sia più bello del Fiordaliso, l’effetto pranzo al centro commerciale ti rimane addosso e a me richiede uno sforzo di fantasia per non sentirmi in autogrill o in aeroporto. In ogni modo la abbiamo perdonata perché le chiacchiere e le nostre parole accavallate e ingarbugliate, valevano la pena. Molte novità lato Gae, qualche turbolenza lato Franco.

Al netto della gradevole compagnia, sono arrivata in piazza Tre Torri nel buio del tardo pomeriggio, con una nebbiolina tutta milanese che non si vedeva da molto tempo, mannaggia all’alta pressione e al Favonio.

Ho parcheggiato in piazza Giulio Cesare (devo giocare il civico al lotto, perché un parcheggio in strada, for free, vicino alla meta, all’ora di cena, è roba da segnare sul calendario) quindi sono entrata in City Life da piazza Elsa Morante, evitando l’ascensore dal parcheggio sotterraneo.

Alle 19,30 solo qualche runner post lavoro, cani con i loro padroni a passeggio pre prandiale e il rumore dei miei passi sul vialetto dei giardini.

La fontana zampillava e le case progettate da Zaha Hadid, come prue di navi a solcare la città, erano illuminate di una luce domestica e intima.

L’ascensore panoramico del “dritto” di Isozaki saliva luminoso come un’astronave.

Sono rimasta a osservare la capsula illuminata, velocissima, che saliva nella notte lattiginosa. 50 piani in 40 secondi.

Se fosse atterrato un disco volante, lo avrei trovato credibile.

Sarà che avevo trovato parcheggio, che mi apprestavo a vedere amici ritrovati dopo oltre un anno, ma l’anima era leggera e quella Milano esotica (è strano vedere questo quartiere che era della Fiera Campionaria, a un passo dalla casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi, così trasformato e pieno di abitanti nuovi) mi è sembrata algida ma anche bella nella sua atmosfera metafisica.

Merito della nebbia forse. Che ammorbidisce i contorni e ha quell’odore di casa.

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