Sexy come l’antico testamento, buono come una gelatina di frutta

Al secondo appuntamento con il sofà di Beniamino sono arrivata in ritardo. “Alle 7 da me”, nuova puntata, per me è iniziato alle 8,30 pm.

Campagna vendite, trasloco scrivania, pilates e un’altra dozzina di cose da infilare in una giornata di luglio (16 ore di luce ti dopano, 38 gradi all day long ti annientano) mi hanno fatta arrivare lunga: cena finita (sob), rimaneva solo lo speach (vabbè coltivo il lato secchione).

Striscio nel salotto gremito mentre Fabio Corno (è lui il prof – economia aziendale alla Bicocca – che ci spiega “l’impresa saggia”, partendo dal testo di Nonaka e Takeuchi) sta già parlando.

Ma non sta citando l’Istat né i tassi di disoccupazione giovanile né il calo demografico. Inizia citando la Sapienza dal Libro dei Proverbi, Antico Testamento.

Ma che figo è uno che, così, mentre ancora sei in sbatti perché hai parcheggiato in via Stendhal, ti parla di abisso e creazione, di sorgenti e eternità?

La fame è passata (forse ho rubato qualche ciliegia dal piatto del vicino, grazie Alessandro) e abbiamo iniziato a volare tra il Giappone e la Brianza, tra imprenditori geniali ma egoisti e ragazzi preparati ma instabili.

Appollaiati su poltrone, sedie, divani anche ex allievi del prof (emozionati di vederlo e ritrovarlo nell’intimità di un salotto anziché in un’aula universitaria) ansiosi di avere una risposta alle domande di come formare manager e imprenditori capaci di costruire una impresa saggia, capaci di rafforzare i legami tra impresa e società civile. Come si fa? Si inizia dalle aule? Si guarda alle aziende giapponesi che hanno saputo cambiare prospettiva di fronte alla discontinuità delle contingenze e dei disastri? Si riprendono i Greci? E si legge Galimberti, che è un loro fan?

L’approccio di genere, in platea, come nel lettone di Sandra e Raimondo era percepibile:

Femmine appassionate, autocritiche, idealiste

  • L’imprenditrice del capello, Serena, combattente idealista con fronti di conflitto aperti sul mercato (competizione a palla) in famiglia (dai papà che me la cavo da sola), e in azienda (perché i cuccioli che hai cresciuto decidono di volare altrove?) scalpita tra i sogni e la realtà.
  • La studentessa con i capelli raccolti e l’aria volitiva, pretende dal prof, se non risposte o formule, almeno una direzione per poter iniziare a pensare una impresa che costruisca anche per il futuro e non solo per gli azionisti
  • La first lady, osserva con pacata benevolenza e incedere elegante, il consorte relatore, i suoi allievi, la platea davvero interessata

Maschi cinici, colti, spiritosi

  • L’editore diverte tutti con le sue disavventure con il piper, ironizza sulle scelte della distribuzione che accomuna le farmacie alle librerie (tanto il Retail è tutto uguale) ma infine ci commuove (e ci dà anche lui un po’ di speranza, manco fosse una femmina) parlando di una imprenditrice bolognese illuminata e filantropa
  • Il moderatore, Beniamino, amabile ma risoluto, distribuisce la parola anche ai timidi (pochi) e riporta le sbavature al tema della serata.
  • Il consulente che si occupa di passaggi generazionali di piccole e medie imprese scuote la testa disilluso: padri egoisti, figli coglioni.

Romiti non ha ammiratori in salotto, Marchionne è divisivo (un genio, un farabutto), ma il dessert mette tutti d’accordo: le albicocche con messaggio (che arrivano da un giardino evidentemente e non dal fruttivendolo, se esiste la possibilità di trovarle abitate) le gelatine di frutta, la crema al caffè ci fanno dimenticare il caldo, ci radunano al tavolo delle vivande e ci fanno chiacchierare leggeri.

Forse non usciremo con formule magiche ma qui, e ormai la sera era già notte, un po’ di saggezza si percepiva.

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