Viaggio in treno.

Provata dall’automobile in vacanze estive (anche troppo) itineranti, vado a Roma in treno.

Ho un post quasi pronto sui tipi da spiaggia (chirurghi milanesi intrippati per il kite surf, giovani coppie belle e dannate, su spiagge con un vento da dare di testa, con maschi muti e imbronciati – pensano con approccio binario: vento si/vento no –  e femmine inconsapevoli che trasportano tavole e zaini -credono che lui pensi in endecasillabi).

Ma ormai i magazine sono pieni di cappotti di cachemire e la sabbia mi fa molto “stagione scorsa”. Tengo qualche spunto per il prossimo anno e mi dedico all’osservazione del genere umano in modalità fall/winter sul treno Milano-Napoli.

L’espresso lo servono solo dopo Bologna (come mai ritengono che a Milano si debba bere di prima mattina un americano? In ogni modo lo bevo).

Alcuni passeggeri con PC aperto lavorano come se fossero in ufficio. Devono essere degli habitué del Freccia Rossa, mentre io mi sento in gita. Tra una email e l’altra si occupano di valutare (purtroppo è impossibile non origliare a così breve distanza) appartamenti liguri per la prossima stagione.

Una signora salita a Bologna ha perso il cellulare: suo marito riesce a mobilitare tutto il quartiere (guardare dalla finestra, scendere in strada, recuperare il duplicato delle chiavi dell’auto per ispezionarla al parcheggio della stazione). Tutto per tentare di recuperare quello scrigno rosa (la cover è fucsia) con dentro i filmini di famiglia e gli indirizzi per l’appuntamento a cui si stanno recando.

Inutile dire che la coppia non è milanese (il treno è diretto a Napoli). Erri avrebbe chiamato la Bernardini de Pace per un rapido divorzio. Invece questo gentile signore che mischia origini napoletane e frequentazioni bolognesi, non è neanche arrabbiato.

Però alla fine, quando il telefono lo hanno finalmente trovato, ha dato della cicciona alla moglie. Pare infatti che il cellulare sia schizzato come una saponetta dai fuseaux troppo pienotti della signora: l’argomento si sposta con naturalezza sulla opportunità di usare marsupio o zaino anziché le tasche, causa giro vita troppo ampio.

E qui ho capito che avrei comunque preferito il divorzista di Erri. Una milanese di qualunque età e taglia preferisce una vita da single che farsi dare della cicciona dal marito/fidanzato/amante. Inoltre non metterebbe mai un marsupio, se non forse uno di Bottega.

Un ragazzo dal forte accento napoletano riesce a dormire tranquillamente, nonostante il thriller del cellulare sparito. Il manager milanese finge di non sentire e organizza cene dal menù complesso per ospiti esigenti. Io chiaramente faccio il tifo per la squadra che a Bologna sta setacciando l’isolato. “Suona a vuoto, vuol dire che non lo hanno rubato”. “Però è sul silenzioso e vibra senza suonare, possiamo solo avvistarlo”. “Per fortuna è fucsia”.

Non so ancora come andrà il mio appuntamento romano, (btw bene, il post lo sto rifinendo sul treno del rientro) ma il viaggio di andata è già valso la pena.

Forse questo autunno lascio la macchina in garage e mi butto sui mezzi pubblici, mascherina e penna alla mano. E se poi il libro che starò leggendo sarà banale come Spatriati di Desiati (come ha fatto a vincere lo Strega? Perché lo ho scaricato?) spegnerò il Kindle e mi metterò a guardare intorno a me la commedia umana.

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