Stagisti sull’orlo di una crisi di nervi

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image-4.png

Lorenzo, il figlio di Rita, dopo due anni a Londra e uno a Milano (a partita IVA naturalmente, come fosse un professionista di successo) ha deciso di cambiare agenzia. Nonostante la mamma commercialista non emettesse fattura per assistere il figliuolo, la micro retribuzione non consentiva sopravvivenza.

Luca, figlio di Paola, piccolo talento del 3D, preso in stage a disegnare paesaggi distopici per videogames post apocalisse, ha deciso di lavorare tre giorni alla settimana dall’ortofrutta e fare il free lance per il resto della settimana. Ha l’ambizione insensata di mantenere la sua stanza in affitto a Milano senza pesare troppo sulla sua famiglia che vive fuori città.

Laura, stagista della moda, saprà se verrà riconfermata per altri sei mesi solo alla scadenza del suo contratto. Meglio che non dorma sugli allori e rimanga in ansia fino all’ultimo minuto.

Lo stagista non ti impegna, è leggero come quelle piante dalle radici aeree che rotolano nel deserto. Talmente precario che non è toccato dai problemi di cui si dibatte in città.

Lo sventurato stagista non ha problemi con l’aera B: non potrebbe mai pagarsi un’automobile a Milano.

Lo snello stagista non conosce il rischio obesità. Si sottoalimenta al Carrefour dove non paga con il ticket restaurant. Il suo contratto non lo prevede.

L’atletico stagista parcheggia la bici scassata in Gae Aulenti. La microcriminalità ignora il suo catorcio a due ruote che rischia piuttosto di essere rimosso da un vigile per oltraggio al decoro urbano.  

Sento continuamente nel nostro quotidiano parlare dei giovani, su cui pare concentrarsi tutta la l’attenzione di noi adulti:

La moda segue il trend streatwear. Il second hend. Il customizzato. Il green. Il curvy.

A una generazione smarrita che cerca una propria identità di sesso, di appartenenza, di cultura (mai così forte la domanda di assistenza psicologica) si offrono orecchini da uomo, smalti per unghie genderless e fondotinta dalla palette colori infinita (fluidi ma con ricaduta sulle vendite).

Il gaming è sul tavolo delle sarte: se proprio si deve rimanere confinati nove ore al giorno con la playstation, lo si faccia con una felpa adeguata.

La comunicazione si deve fare veloce, frammentaria, immaginifica. La politica parruccona inizia a usare tik tok.  

Ma stare dalla parte dei ragazzi non è invadere la loro cameretta come adulti grotteschi che si lanciano nel metaverso fingendo che sia una figata.

Forse pagare il loro lavoro in modo adeguato, avere rispetto dei loro sogni, del loro tempo, dei loro progetti, dare radici solide perché possano andare lontano non sarebbe un modo più adulto e efficace di parlare alla generazione Z?  mollare il joystick e mettere mano al portafoglio? Far fare i ragazzi ai ragazzi e provare a comportarsi da adulti?

Sia Lorenzo che Luca, annunciate le proprie dimissioni, sono stati pregati di restare. Su di loro, così bravi, c’erano grandi progetti. Che però sono saltati fuori solo quando era troppo tardi. Cioè dopo averli delusi e discretamente affamati. In ogni modo i progetti erano molto più consistenti della busta paga. Anche al momento del rilancio intendo, cosicché il rischio rimpianto si è ridotto al lumicino. E la tridimensionale analogica ortofrutta è sembrata più concreta (al fine di pagare l’affitto) del virtuale 3D.

Bacchettati i bamboccioni, sconfitta la povertà, messo all’angolo i fannulloni, oggi si scopre che i giovani sono infedeli. Ma perché dovrebbero essere fedeli ai loro datori di lavoro che si comportano come caporali? Per fortuna i ragazzi sono belli. Per fortuna c’è il Milan, l’amore, gli amici, la musica. E il futuro.

Una replica a “Stagisti sull’orlo di una crisi di nervi”

  1. Esatto, quando si parla di futuro, si tende a parlare in modo astratto, ma il futuro sono loro e sono tangibili, basta ascoltarli e si correrebbe solo il rischio di creare un mondo migliore

    "Mi piace"

Lascia un commento