L’eredità delle parole

Paolo (professore di lettere) non parlava mai di Pubbliche Relazioni

(inglesismo stonato a suo parere) ma di Relazioni Pubbliche: l’aggettivo segue il sostantivo nell’italico idioma.

Io, da quando lo ho conosciuto, non dico più macchina, ma automobile. Se sono di fretta dico auto.

Renato aveva un eloquio divertente e fanciullesco. Dal suo vocabolario ho mutuato l’aggettivo (molto usato ahimè, frequento brutte compagnie) rimbambito. Ormai è parola mia.

Camilla, quando descriveva le collezioni e i loro spunti, parlava di significati. Da allora (è stata un mio PM più di 15 anni fa in Armani) io ho sempre significati nelle mie collezioni.

Così riflettevo sul fatto che le persone che hanno fatto parte della nostra vita, insieme a batticuore, lacrime, soddisfazioni e tradimenti, ci hanno lasciato anche un vocabolario.

E se è vero che il pensiero si articola con le dimensioni delle nostre parole, se quello che siamo capaci di pensare è quello che siamo capaci di dire, allora costoro non solo fanno parte del nostro cuore e della nostra esperienza, ma sono un pezzetto del nostro cervello. Le parole si fanno materia. Grigia.

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