Party again

Durante la clausura da Covid 19, non potendo frequentare i consueti amici e congiunti, ma disperatamente bisognosi di contatti sociali, abbiamo stabilito relazioni (anche molto gradevoli e sorprendenti) con vicini di casa a cui fino ad allora avevamo solo sorriso sul pianerottolo o prestato il trapano.

La Franci (finestra di fronte, tre figli, tre cani) è stata grande animatrice delle attività sociali al civico 8 (Pilates in giardino due volte alla settimana seguendo le lezioni sul suo portatile, Walking alle 18,15 tutti i giorni, pranzo di Pasqua ognuno con il suo cibo, ognuno con il suo tavolo, ognuno con il suo coperto, ma tutti insieme in cortile, sembravamo agli street party del Giubileo di Elisabetta II).

Come succede in microsocietà provvisorie (in vacanza o durante un corso di formazione aziendale o se ti ricoverano in ospedale) tutto succede in modo intenso e veloce (amori estivi, confidenze intime a sconosciuti, prove di ardimento sportivo che non ripeteremo mai più) e poi tutto svanisce in un attimo non appena si rientra alla vita consueta.

Il pilates ora lo facciamo sulle macchine in Studio, con Flora o Manuela. Alle 18.15 siamo ancora in ufficio. Il pranzo di Pasqua lo consumiamo magari in vacanza o a casa di papà.

Se non che, a volte, qualcosa di quegli strani eventi precipitati nel laboratorio dei temporary mondi, si insinua e resiste, a diventare un pezzo di vita vera.

Anche se la Franci ha ormai traslocato (il civico 8 rimane orbo del G.O.) il suo talento di collezionista di relazioni (mariti e fidanzati compresi) ci coinvolge ancora nella rete dei nice neighbor. Che si allarga a quelli nuovi naturalmente!

Così venerdì sera io e Erri eravamo alla sua festa dell’Estate (che poi era il suo compleanno, potevamo sospettarlo). Nel salone erano esposti i quadri di un suo nuovo vicino di casa, pittore dalla mano acquarellata, che quasi sembrava un vernissage. Ancora non era tramontato il sole che un gruppo di musici (ragazzi in jeans e occhiali) ha iniziato a suonare sotto le lucine gialle del giardino. La musica, dolce di oboe e flauti, arrivava dappertutto. Dai balconi intorno si affacciavano i curiosi, a godere di una sigaretta post-prandiale con colonna sonora morbida e inattesa. Un amico faceva foto con il cellulare e le girava su un mini-aggeggio instax da cui uscivano stampe tipo polaroid: come alle feste di Andrea negli anni 90! Con tutti i visi degli invitati incollati sopra la mensolina dell’ingresso!

Lo champagne era una deliziosa bottiglia procacciata nella cantina del Banjo, i cannoncini di Panarello, la torta salata di Knam (non sapevo facesse anche il salato).

Ma il meglio erano i nostri vicini! Bello rincontrare il Preside (ironico e disincantato narratore di aneddoti liceali, che si burla dei nostri romantici pensieri pedagogici) e il Nardi, fascinoso single di ritorno alle prese con grane da pianerottolo e programmi sciistici del figlio (inverno a St.Moritz, estate in Argentina) . Bello chiacchierare con Elena, donna dalla chioma esplosiva e dal piglio risoluto (essere donna e lavorare alla Michelin c’entra? Intendo con il piglio risoluto? ), con cui ho condiviso in passato lo sgomento di uscire di casa e non trovare più i fanali delle nostre auto, rubati nella notte (ma cosa ci sono? I ricettatori di fanali led?) per ben due volte, ma soprattutto pensieri paralleli su un mucchio di cose, compreso un figlio unico, maschio.

Quest’anno il Fede ha la matura. E poi un programma vacanze da fare invidia al Phileas Fogg di Jules Verne.

Io, anche se ho vacanze brevi da travet (sai, devo pagare quelle lunghe del Fede), non temo l’estate a casa (senza traffico sarà comunque più bella), se rimane a farmi compagnia qualcuno dei vicini. Prepariamo il secchiello del ghiaccio. When will we party again?

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