Posti da uomini

Erri ha comprato la moto nuova. Il che ha portato, con effetto domino, all’acquisto di numerosi nuovi gadget. Il giubbotto estivo nuovo. Il navigatore nuovo. I caschi nuovi con l’interfono.

Come mai vuole chiacchierare con me mentre guida? Io quando faccio il passeggero di solito parlo ad alta voce in francese, canto stonata senza che nessuno subisca le mie lagne, progetto post come questo (pensato sulla direttrice Milano – Piombino sfrecciando a fianco degli oleandri fioriti tra il guardrail).

Mentre desideravo essere sulla provinciale anziché sull’autostrada, pensavo: gli uomini – o almeno quelli che frequento io – prediligono i posti comodi, anche se brutti; anzi per loro la strada comoda diventa automaticamente bella.

Attraversare tutti i paeselli da Rosignano a Piombino, fermarsi ai semafori, vedere i negozi con i materassini appesi alla vetrina, le reti piene di formine, i secchielli colorati, le betoniere di plastica, per me è vacanza. Per Erri una enorme seccatura. Lui sfreccia sull’autostrada pieno di soddisfazione, mentre io guarderei lentissima tutte le insegne dei campeggi, quelli che affittano le bici, i capanni della frutta.

Una sosta con una Rustichella o un Camogli suscita in Erri il brivido caldo dell’avventura. A me vedere i barattoli giganti di pop corn o scoprire che alla cassa accettano i ticket restaurant solo se cartacei (ormai da collezione, come i miniassegni) sega i nervi. Io sono una fan dell’app “fuoricasello”

e mi lancerei in trattorie che distano pochi metri in linea d’aria dall’Autogrill, ma milioni di chilometri in linea psicologica.

Il mio navigatore mentale dice: strada più breve, possibilmente panoramica. In genere è il centro.

Quello di Erri dice: strada più veloce, possibilmente senza esseri umani. In genere è la tangenziale.

A me piace, mentre guido per andare in ufficio, guardare come sono vestite le donne sulla banchina del 14. Quasi da capolinea a capolinea: so i look per quartiere. Dove finiscono le sneacker e iniziano le friulane, dove il jersey cede il passo allo shantung, dove lo zainetto porta computer è sostituito dalla mezzaluna di Prada. Faccio a gara con i ragazzi in bici per vedere se arrivano prima loro o prima io all’incrocio con viale Papiniano, perché ci siamo superati a vicenda da Giambellino a Solari.

Ferma al semaforo, ammiro le bici modificate ad arte per trasportare i bambini a scuola: chi con una sorta di cabina anteriore, prudenti alla nord europea, chi con portapacchi posteriori che paiono minibus, audaci alla mediterranea. Alla sera i ciclisti cambiano. Bambini aggrappati alla mamma non se ne vedono più, sostituiti dagli zainetti Glovo.

Monitoro la crescita degli alberi sul viale che solo due anni fa erano sottili come giunchi e ora già fanno ombra. Il deposito dell’Atm lo hanno tutto foderato di piante pensili. E’ la versione affordable del basco verticale di Boeri.  

Erri si è messo nei guai con l’interfono del casco: nella mia posizione di passeggero chiacchierone temo che gli adorati e comodissimi non luoghi che lui predilige, cederanno il passo ai semafori e alle stradicciole pieni di lenta umanità.

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