Di solito misuro la riuscita di una vacanza dal numero di progetti e di buoni propositi che mi porto a casa dalla spiaggia: il godimento dei nuovi paesaggi e delle avventure estive sono direttamente proporzionali al desiderio di mettere mano alle abitudini autunnali.

Le vacanze itineranti in Bretagna (freschino) e a Ustica (caldino) mi hanno forzata a bagagli agili (rifare la valigia ogni 3 giorni disincentiverebbe anche Imelda Marcos nella scelta delle scarpe) e funzionali (tutto per la pioggia, tutto per il mare, tutto in un bagaglio a mano). Viaggiare leggeri è stato bello e ha lasciato spazio all’esplorazione.
Quest’anno, rientrata alla base, ho in mente di guadagnare in sobrietà e qualità. Non comprare niente di nuovo fino a che non avrò fatto manutenzione delle cose preziose che mi circondano. E che spesso ho scordato di avere.
Desiderio di liberarmi di un sacco di oggetti, abiti, scarpe inutili che mi impediscono di vedere e godere dei miei capi preferiti. Se il Fede li mette su Vinted e si occupa di foto, promo e consegne, gli lascio i ricavi. Altrimenti farò il solito borsone per sorelle, amiche, tata e infine Caritas.
Desiderio di fare spazio, di aprire il cassetto dei paciam (quello delle cianfrusaglie per i lettori al di fuori della Diocesi Ambrosiana) e trovare subito forbice e scotch, senza lottare con cavi elettrici mai usati, multi prese acquistate a ripetizione in tutti i viaggi in cui le abbiamo dimenticate, caricabatteria di cellulari fuori produzione, istruzioni per elettrodomestici ormai buttati, il manuale del Minipimer (ma oltre ad accendi/spegni che cavolo fa il Minipimer?), portachiavi a forma di pallina da tennis, apribottiglie a forma di Tour Eiffel. Voglio scoprire il colore del fondo del cassetto, occultato da sette compatti centimetri di paciam.
Ho colleghe che, appena atterrate sulla scrivania, stanno prenotando il ponte di Sant’Ambrogio a Matera, le Maldive a Natale. Io sogno magnifiche gite alla discarica.
Vecchi sgabelli da eliminare se sono brutti. Da aggiustare se sono belli (comunque i miei in cantina sono brutti).
Se ho i bicchieri nuovi nella madia in alto, perché uso quelli opachi sullo scaffare a portata di mano? Buttare i brutti e usare i belli (traslocandoli ad altezza 1,50).
Buttato il brutto e l’inutile (pars destruens) partirei con la manutenzione (pars consturens): pantaloni acquistati oltre tre mesi fa, portati dalla sarta a luglio per fare l’orlo, mai ritirati (c’è traffico; ci sono 40 gradi; c’è l’uragano). Lo spirito è forte ma la carne è debole.
Manutenzione della casa. Chiamare l’idraulico per sistemare tutte le micro-rogne dei bagni (il rubinetto del bidet perde, quello della doccia è rigido, quello del bagno grigio è da cambiare). Questa parte mi sa che la faccio fare a Erri.
Manutenzione degli affetti (consolare sorella cuore infranto, chiamare amiche del cuore, consentire a Erri di accendere l’aria condizionata se la temperatura in camera supera i 30 gradi, ascoltare con interesse le ipotesi antropologiche di papà sul genoma degli aborigeni e le eredità dell’uomo sapiens).
Manutenzione del corpicino (iscrizione al nuovo studio di Pilates, prenotazione pacchetto prevenzione cardio con il Fasi, pap test, scale a piedi anche in pausa pranzo). Con Silvia abbiamo deciso che a settant’anni ricominceremo a fumare. I giochi saranno fatti e potremo sgarrare come adolescenti, loro con la convinzione di essere immortali, noi no.
Manutenzione della mente (dedicare più tempo all’università, leggere solo libri buoni, guardare la stagione teatrale prima di decidere se abbonarci al Piccolo o al Parenti). Andare a vedere il Silos di Armani (e lì imbattersi per caso con la molto amata Cerruti e essere felici per l’incontro inatteso e chiacchierare molto tra le foto glossy di Guy Bourdin e gli abiti androgini di Giorgio Armani)
Quando studiavo, e avevo chiuso un esame, mi piaceva sgomberare la scrivania dai vecchi libri, comprare una matita ben temperata e un quaderno nuovo, foderare i volumi intonsi con una carta colorata.
Con il tavolo pulito, l’odore della carta appena stampata e una pagina bianca su cui prendere appunti, il futuro era tutto da inventare.
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