Celebriamo? Non troppo

La bonarietà post vacanza è già in via di esaurimento, sostituita da una rughetta impertinente.

Starò mica diventando acidina?

Educata ad un understatement calvinista (la mamma: ragazze un po’ di sobrietà! se solo ridevi forte a cena) ma aspirante tamarra (il papà: attacchiamo la bandiera del Milan al maggiolone?) sono a disagio di fronte a manifestazioni eccessivamente baraccone. Se poi sono autocelebrative mi viene un accenno di faccia da chiulo.

Ci sono colleghi che danno le dimissioni dopo due anni di azienda (quasi non ci eravamo accorti di loro) e mandano saluti a tutta la rubrica usando formule altisonanti che neanche a Hollywood mentre girano l’allunaggio: E’ stato un privilegio lavorare con voi…; Il ricordo di questi anni è indelebile…; esco diverso e più maturo da questo percorso... Ma se era tutto così favoloso, perché te ne vai?

Preferisco chi esce con discrezione, lasciando in ordine l’archivio, magari facendo un buon passaggio di consegne.

Se gli cambiano la scrivania e ottengono vista giardino anziché sguardo sul cavedio, condividono la botta di vita con tutta la rete di Linkedin. Ma se diventano amministratore delegato che fanno? comprano una pagina sul Corriere?

Per il proprio compleanno non si limitano a portare una torta in ufficio (che è pure cosa gentile) ma pretendono di allestire con i festoni la sala riunioni. Il Big Party si può organizzare per chi celebra i 25 anni in azienda, per il collega adorato che cambia continente, in ogni modo per qualcuno che non sei tu.

Ci sono studenti che si laureano alla triennale (recuperano anche filologicamente il momento topico con fitocorone che io trovo più appropriate sulla testa di Dante) e fanno una tesi di 40 pagine – non sempre ben scritte – apponendo in coda ringraziamenti come se avessero pubblicato un Pulitzer.

Sulle location e le limousine per la festa dei 18 anni non mi esprimo perché non voglio offendere la metà degli amici di mio figlio. Però ridatemi il garage in periferia con amico DJ che sceglie la musica o la pizzata con le amiche e il biglietto dell’interrail.

Se sposate il compagno boy-scout e fate volontariato in Africa, non è una buona idea usare come bomboniera la vostra foto nel villaggio di fango in mezzo ai bambini festanti. Perché pensate che i vostri invitati vorrebbero avere sul comò la vostra foto Zulù? Allora meglio il veliero in bottiglia. E’ orrendo ma almeno è etero riferito.

Si capisce che certe frasi (tipo ‘io sono un berlinese’) funzionano se le dice Kennedy? Che “ciao Milano” ci commuove se lo biascica Vasco Rossi? Che la foto con dedica la apprezzi se è di Greta Garbo? Che i ringraziamenti all’allenatore e alla mamma funzionano se vinci Wimbledon?

Per tutto il resto, per tutte le cose minute per l’umanità ma importanti per noi (passare un esame, avere una promozione al lavoro, vincere ai giochi della gioventù, prendere la patente, fare un figlio, compiere gli anni) non è necessario che tutto il quartiere esulti. Un po’ di sobrietà ragazze

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