Da Pascal ai consigli del tuo terapeuta: istruzioni per essere almeno un po’ felici

Al liceo avevo una prof di francese, la Cabibbe, che è riuscita (a 16 anni non ne ero così consapevole) a farci alcune lezioni di cui porto ancora le tracce. Sai come quei farmaci a lento rilascio, che danno beneficio sul lungo periodo?

Una di codesti intrugli retard riguarda Pascal e la sua scommessa (le pari, in francese, certo prof) sull’esistenza di Dio: non sappiamo se Dio esista davvero, ma conviene scommetterci. Se esiste avremo il Paradiso, altrimenti saremo polvere ma avremo comunque vissuto una vita virtuosa. Meglio del condurre una vita dissoluta rischiando pianto e stridore di denti all’Inferno.

Blaise Pascal

Non so come mai ma questo pragmatismo (ho un pelo semplificato le teorie di uno dei maggiori filosofi del XVII secolo) , questo trucco (se non hai fede, comportati come se l’avessi e alla fine la fede nascerà) io lo ho usato e verificato in molte occasioni. Una mia cara amica è cintura nera di Pascal.

Tuo marito ti ha lasciata per un’altra. Fai finta di poter reggere il colpo. Fai finta di essere una madre che può fare anche da padre ma più simpatica. Fai finta di essere allegra e affascinante. Fai finta che ti piaccia vedere alla tv quello che vuoi, fai finta che lui ti rimpiangerà. Alla fine, tutto diventa vero e ti sposi con uno più figo del tuo primo marito. E anche più giovane.

Strane congiunture (economiche, sentimentali e ipporiferite) ti hanno portata a vivere fuori Milano con vista sullo stradone e neanche un amico nel raggio di 30 km. Fai finta che se ti metti a cercare con pervicacia puoi trovare una sistemazione come si deve in città. Fai finta che anche se il tuo appartamento non sarà in Porta Romana, potrai sopravvivere. Fai finta che tutte le tecniche di persuasione imparate al lavoro possono funzionare anche per convincere il tuo compagno a fare un trasloco. Fai finta che esista a Milano un quartiere dove trovare parcheggio non sia così difficile (gli uomini sono esseri semplici: se parcheggiano facile rinunciano anche alla sala da pranzo). Alla fine trovi casa, ed è più bella di quella del borgo selvaggio e ha anche la sala da pranzo.

Al lavoro le tue aspettative vengono deluse, il tuo capo non è Marchionne, i tuoi collaboratori ti mettono il chewing gum sulla sedia. Fai finta di andare in ufficio volentieri, fai finta che avere uno stipendio sia sufficiente per metterti in strada tutti i giorni, fai finta che un tuo lavoro ben fatto possa comunque essere apprezzato anche se nessuno te lo ha chiesto, fai finta di credere che è impossibile che tutti i cattivi del mondo siano stati radunati al civico della tua azienda. Alla fine, scopri che ci sono colleghi simpatici (un po’ nascosti, fanno finta di essere stronzi) che il tuo capo riesci anche a gestirlo e che il tuo stipendio, quello si, fa abbastanza la differenza, perché se il tuo lavoro fosse troppo divertente non ti pagherebbero per farlo.

Sei spedita a un convegno dove non conosci praticamente nessuno, alloggiando in un Hotel da 80 euro a notte in stanza con letto singolo mentre gli altri stanno alla foresteria dello Yatch club con un Picasso appeso alla parete. Fai finta di essere la maga del new business Real Estate, fai finta di cavartela da dio, fai finta di gironzolare leggera tra i saloni cercando i tuoi supercontatti. Alla fine, ceni con i milionari, fai una raccolta di business card che neanche la Dun&Bradstreet, e ti sei pure divertita. Di sicuro hai divertito tutte le amiche quando ce lo hai raccontato.

Fake it till you make it. Non lo ha inventato il tuo strizzacervelli. È solo la versione mainstream di Pascal.

Io punto al Paradiso, quindi scommetto che esista. E le mie amiche con me.

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