Milano real estate

In una delle serate tra amici in cui si dissertava dei prezzi delle case a Milano e delle tende degli studenti al Politecnico, ho conosciuto la sofisticata immobiliarista Alexandra Zerykier, che pubblica su Linkedin (ma anche su Instagram e tik tok) piccole pillole a fondo blu (no, non è come sembra) di info immobiliari. Tali pillole sono deliziose, creano dipendenza e tratteggiano involontariamente un profilo di Milano via mattone.

Anche per chi non sta cercando casa per abitare in corso Concordia o investire a Nolo, queste nugae sono un ritratto gustoso della città che cambia: zona Lorenteggio da non sottovalutare per i suoi prezzi abbordabili e il carattere residenziale; il quartiere Ortica con polemica su murales e gentrificazione; Pagano dove è una sciocchezza investire ma una gran cosa abitare; la piantumazione degli alberi cittadini ad alto assorbimento di idrocarburi ; il recupero del Giambellino con ponte pedonale verso il naviglio; gli affitti per coprire le spese delle case al mare (la Liguria di levante è per Milano quello che la Guadalupe è per la Francia: ci incontri i tuoi concittadini con lo stesso accento ma con le infradito al posto dei tacchi).

Nello stesso periodo ho iniziato a ricevere il magazine Pambianco Hotellerie (la versione real estate della classica versione modaiola) che racconta (certo dal punto di vista degli hotel di lusso e dei grandi gruppi che investono in Italia) una città che si trasforma: le ospitalità ibride sui Navigli, dopo quelle di Città Studi, in cui hotel di design integrano anche spazi di coworking e eventi privati, hanno bar e ristorante con terrazze open air aperte anche a chi non dorme in hotel.

Nascono quartieri come Sei Milano a Bisceglie (hic sunt leones?) con residenze nel verde (almeno sul rendering) e offerte di uffici coworking a pochi metri dalla fermata del metro.

Il modello del commuter che lavora in centro e vive in campagna sembra superato almeno nei nostri desideri: basta al lavoro-solo-in-Ufficio-zona uno (ho amiche che affogano nel Chianti lo sgomento quotidiano di coprire 30 km nel traffico a/r), basta al lavorosolo-in-pigiamasmart-h24 (ho amiche che ancora non si sono riprese da due anni di pantofole e teams):  pare che forze centripete e forze centrifughe stiano trovando un equilibrio, in un mescolarsi di lavoro e vita, di centro e periferia.

Di sicuro prendo nota che:

  • non possiamo più vivere senza un balcone, un terrazzo o un giardino (chi se la dimentica la claustrofobia 2020?)
  • non possiamo più permetterci la stanza degli ospiti che può diventare studio (siamo nella fase ex fruttivendolo che può diventare abitazione)
  • non abbiamo neanche una ball room dove organizzare feste sontuose (avendo aimè voglia di feste, se non sontuose almeno affollate)
  • non possiamo rinunciare al confronto con esseri umani in carne ed ossa che non siano i nostri congiunti (per altro anche i congiunti cercano evasioni motociclistiche nel deserto).
  • non ne possiamo più di passare troppe ore al giorno in coda al semaforo (i limiti a 30 all’ora non sono necessari: non li raggiungono neanche i tamarri in fuga post rapina).

Un bel lavoro diffuso? Come gli alberghi di Matera? Con spazi comuni in comodato d’uso e giardini un po’ dappertutto? E magari il ripristino delle sale d’attesa in stazione?

AAA città dei sogni cercasi

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