Gennaio è un mese difficile. L’eccitazione romantica di Natale è finita, le vacanze estive paiono lontanissime (ci sono prima le sfilate Fall Winter 24 e tutte le collezioni Spring Summer 25) e gli ostacoli per arrivarci sembrano piuttosto faticosi.

Di positivo (forse sembra impercettibile, ma è psicologicamente gigantesco) c’è che le giornate si stanno allungando. Ogni giorno 2 minuti in più di luce.
Si esce di casa ancora con il buio per andare al lavoro. Ma chilometro dopo chilometro la città diventa rosa e si vede l’alba e le strade che si stiracchiamo per iniziare a correre.
Dalla Vigevanese, con il cielo ormai lattiginoso, vedo stagliarsi davanti a me il palazzo Vodafone, appena dopo il Dazio. Le luci sono tutte accese anche se nessuno è ancora al suo tavolo. Forse una impresa di pulizie sta ripassando tutti i piani.
Il camion della spazzatura sta ripulendo la via Lorenteggio, ha i lampeggianti accesi e agili figure che saltano su e giù dalle piattaforme come da un gigantesco robot. In largo Giambellino stanno allestendo il mercato. Ancora troppo presto per veder tutto sui banchi.
Sulla darsena una luce rosa e arancione si specchia nell’acqua.

Passando per Viale Bianca Maria, ferma al semaforo, mi sembra di vedere per la prima volta il palazzo al civico 45, con i putti in bassorilievo su tutta la facciata. Che belle sono certe pietre grigie che diventano rosa al mattino presto.
Anche in via Calvi c’è il mercato del giovedì. Più chic però di quello del Giambe, con il banco di Valentino che vende il cachemire e quello dei fratelli Zingarelli con frutta e verdura così bella (e buona) che invita alla svolta vegana.
Finalmente corso Concordia, pieno di luce (la notte ormai è lontana) e da poche settimane senza più neanche una transenna: la fermata della M4 è finita e anche la ferita del tornado di luglio, che aveva abbattuto tutti gli alberi, manco fossimo a Miami, sembra dimenticata.
E’ vero i piedi sono in inverno, ma il cuore, quello, sogna già la primavera.

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