Venerdì sera tutte al Conservatorio. Il professore con cui ci siamo laureate avrebbe ricevuto il Premio Berchet , destinato agli ex allievi del liceo milanese che si siano distinti nella cultura e nell’arte.

Una bella occasione per ritrovarci tutte insieme . E un momento speciale per rivedere il prof a Milano, città che ormai gli è più simpatica da lontano: ha fatto 14 ore di volo per raggiungere il suolo natìo, noi 15 minuti a piedi per arrivare alla sala Puccini.
Se non ché il prof Paolo Bosisio , nel frattempo, ha guadagnato una celebrità inedita come preside del docu-reality “Il Collegio”.
Così ci siamo trovate parte di una platea dal calore straordinario. C’erano i suoi compagni di classe dei tempi del Berchet, i suoi studenti universitari di varie generazioni (noi prima leva dei laureati in Storia del Teatro) , i suoi ammiratori televisivi, adolescenti accompagnati da mamme con I Phone alla mano per immortalare i pargoli con il severo preside catodico.
Ci sono il rettore della statale Elio Franzini, l’ ex sovrintendente del Teatro alla Scala Carlo Fontana, Alessandro Cannavò (a fare l’intervista), i tecnici di palcoscenico che hanno collaborato ai suoi spettacoli, i cantanti d’opera (Bosisio ormai da molti anni è regista con predilezione per Puccini e Verdi) e una variegata macedonia di affettuosi amici che si abbracciano, sorpresi di trovarsi lì, dai quattro angoli del mondo, ad ascoltare e applaudire un Bosisio in stato di grazia per ironia, commozione e benevolenza.
Spiega ai giovani studenti del Berchet la differenza tra i tre soprani che si alternano sul palco (lirico, di coloritura, drammatico) con quel modo chiaro, generoso, divulgativo che ci ricorda le nostre lezioni in aula 211.
Le arie di Mimi, di Cho Cho San, di Tosca ci commuovono ulteriormente, mescolando i sospiri delle eroine sul palco a quello degli amici in platea.
Così alla fine della serata ce ne andiamo leggere, in una città illuminata da una luna spettacolare (la nebbia sarebbe arrivata solo sabato) con la sensazione che la vita può riservare sorprese formidabili e che anche i semi che abbiamo dimenticato di aver seminato un giorno si troveranno fioriti, magari tutti insieme, in una sala da concerto.

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