Sinner ha perso. Per fortuna

Sinner sabato notte ha perso la semifinale di Indian Wells contro lo spagnolo Carlos Alcaraz.

Jannik non perdeva da 19 incontri, in una marcia trionfale che sembrava non doversi più fermare dalla Coppa Davis del 2023.

A casa nostra i cellulari sono sintonizzati tutti sulla latitudine della California. Tennis all night long.

A me piace un sacco Sinner, che con le sue gambette lunghe e infantili mi pare Tin Tin. Eppure non mi è dispiaciuto che abbia perso contro lo spagnolo.

Che gusto c’è a guardare un incontro se sai già chi vince ? Se non soffri punto dopo punto? Che gusto c’è a leggere di Achille contro Ettore se il cuore non trepida di ansia per le sorti del duello?

Carlos, giovane e forte, sconfiggendo Jannik, me lo ha restituito come un eroe pericolosamente in bilico sul crinale che divide il trionfo dalla sconfitta, vibrante e emozionante come lo sono le cose favolose e non scontate.

Ma con la leggerezza dell’amicizia e la magia di certi scambi extraterrestri, i due avversari si sono anche divertiti, trovandosi comprimari e non antagonisti – lo stadio in piedi ad applaudire – di uno spettacolo talmente bello da far dimenticare di chi fosse il punto.

Spero Jannik non me ne voglia e che non abbia sofferto troppo per la sconfitta. Mentre scrivo Alcaraz se la sta vedendo con Medvevev, ma del risultato della finale non mi interessa molto. La mia mente è già a Miami pronta a tifare per Sinner restituito al ruolo di eroe dall’umana grana, grazie a una provvidenziale caduta.

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