Divina

Premesso che quando vado da Beniamino mi piace anche se si parla di cedolare secca, giovedì ho fatto il pieno di endorfine.

Per motivi variabili e non modificabili, era da qualche tempo che mi era impedito il cenacolo di Via Letizia.

L’altra sera invece tutto era al posto giusto: primavera ufficialmente iniziata, un open day ben riuscito alla scuola nuova, persino una fuga al Poldi Pezzoli in pausa pranzo per vedere il polittico di Piero della Francesca riunito dopo 500 anni (ma questa separazione in culla meriterà riflessione ad hoc).

Dunque l’ospite d’onore è Davide Steccanella (avvocato difensore degli indifendibili, giornalista e scrittore di argomenti apparentemente agli antipodi) che parla ( e scrive) con la stessa appassionata competenza di tribunali e belcanto, di calcio e lotta armata. Mentre sorseggia il vino (dai Poderi Einaudi) non parla di palato/bacche/fruttato (grazie a dio) ma delle vicende del fallimento della casa editrice negli anni ’80 (Beniamino ne ha scritto sul Sole24 ore con il consueto rigore da archivista). Poi si parla di Pastorale americana e della silenziosa contea di Holt. Sento già una certa sintonia letterario/americana. (Chissà se ama i russi, se gli piace Tolstoj).

Lascio pistole e toghe sullo sfondo, dimentico le Svedese e mi entusiasmo per la Callas.

“Sono nella musica che canto” è il titolo della biografia che Steccanella scrive della Divina.

Davide Steccanella e Beniamino Piccone ingarellati dalla Callas

Racconta della sua giovinezza non memorabile (tra la nativa New York, dove bambina duetta con il suo canarino, e la Atene degli studi con Elvira de Hidalgo) durante la quale si imposta la sua voce unica, naturalmente profonda ma educata alle note alte, che la renderanno in grado di cantare tutto il repertorio del melodramma, di incarnarsi nella Brunilde di Wagner e nell’Elvira di Bellini.

Ma la Callas non diventa le sue eroine con la sola voce marziana. Lei è attrice e vuole il massimo da tutti (scenografi, registi, colleghi, impresari, direttori) affinché lo spettacolo sia al servizio dell’arte.

Prepotente? forse. Intransigente? può darsi. Infaticabile? certamente.

L’autore continua nel racconto e tutti abbiamo qualche cosa da dire, qualche domanda da fargli, perché ci pare che lui la conosca sul serio, che abbia avuto la chiave della sua anima, che quella voce divina sia uscita dal vinile e lo abbia legato a sé con un vincolo che va al di là dei carteggi, degli ascolti, dello studio.

Maria ha incarnato tanti personaggi sulla scena, ma è stata anche tante Marie nella vita: adolescente corpulenta a Atene, provincialotta virtuosa a Verona, icona di stile a Milano, socialite sul Christina. Ognuna delle Marie ha chiuso il sipario sulla Maria precedente, archiviando amori, contratti, relazioni apparentemente senza rimpianti.

La musica era parte di lei . La sua voce e il suo corpo, esercitati senza temere fatica e sacrificio, la hanno resa una interprete memorabile di storie scritte da altri. Che fossero Verdi o Meneghini, Bellini o Onassis, Puccini o i magazines del gossip internazionale. Lei non canta Violetta, lei è Violetta. Non fa la Diva , è la Diva.

Cosa mi rimane della serata?

  • 1) Le lasagne erano deliziose , ma per Steccanella avrei pure digiunato.
  • 2) Ascoltare la Norma e commuovermi.
  • 3) Trovare foto o documenti della Traviata del ’55 di Visconti e godere pensando al teatro nella sua espressione più bella.
  • 4) Sentire che essere umili servi dell’arte può renderti altera come una sacerdotessa greca.
  • 5) In barba alla body inclusivity, da domani dieta! Se devi morire di tisi in scena (o giocare un qualunque ruolo nella moda a Milano) devi entrare nella taglia di campionario. Qualche decina di carati al decolleté e non mangiarsi le unghie aiutano.
  • 6) Per essere il numero uno, oltre a essere superdotato, devi fare una montagna di sacrifici e spesso essere infelice.
  • 7) Per essere felice devi essere mediamente dotato, fare qualche sacrificio e andare alla Scala (sindaco, lo vorresti dedicare a Maria Callas il teatro? a compensare l’abbattimento della sua casa in Buonarroti?) ad ascoltare gli esemplari divini del punto 6.

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