
Quando, a inizio stagione, abbiamo dato un’occhiata al cartellone del Franco Parenti una cosa ce la siamo detti chiara e tonda: Pirandello no, ormai ci ha rotto i cabbasisi, lui e le sue maschere, l’apparire e l’essere, la realtà e la finzione, la sua sicilianità pesante, ‘ste corna che, dai, basta!
Poi non so come mai (Susi, lo so, è inspiegabile), abbiamo prenotato “Pirandello pulp”. Silvia ha detto che Edoardo Erba (l’autore) è una garanzia. Di lui non si ricorda cosa ha visto, forse all’Atir, ma in ogni modo è sicura sia un figo. Io temo più di contraddire la gemella che di subire Pirandello. E poi Gioele Dix forse ci darà una mano. Anche se io Gioele Dix me lo immagino con gli occhiali scuri a fare l’automobilista incazzato a Zelig più che a fare il regista. Magari si incazza con Pirandello e ci vendica.
Con noi c’è anche papà che con Pirandello ha un rapporto ancora più complesso del nostro: lo ha amato svisceratamente e esageratamente per anni (noi no a dire la verità, neanche al liceo, neanche molti anni dopo il liceo, quando a rileggere i classici ti scopri ad amare perfino Manzoni), poi (tipo due anni fa) ha deciso che gli è caduto dall’altare. E come quelli che cadono dall’alto, ora si trova ai minimi.
Mio padre per fortuna è uno di quei casi rari in cui il passare degli anni ha smussato le asperità del carattere anziché esacerbarle. Così il fu irascibile genitore ci accompagna a teatro senza fare polemica nonostante il siciliano drammaturgo sia nel titolo della pièce.
Almeno dai, ceniamo insieme prima dello spettacolo. Beviamoci anche un po’ sopra, così magari questo filosofo con ali leggere come la pietra di Sisifo ci passa via più facile. Il foyer del Franco Parenti è talmente bello che vale l’uscita. La sala grande è piena, e una sala piena è già un bel vedere.
Alla fine, ci siamo spellati le mani dagli applausi. Abbiamo riso davvero tanto, nonostante di Pirandello ce ne fosse un bel po’. Ma camuffato, seviziato, amato e rivelato dai due attori protagonisti, un Dapporto e un Traiano affiatati e bravissimi. Gioele Dix ci ha vendicati che neanche il Conte di Montecristo avrebbe fatto meglio. E se Pirandello dai Campi Elisi ha avuto modo di vedere lo spettacolo, si sarà anche divertito e forse avrà avuto il rimpianto di non essere stato lui, a scrivere questo metateatro pieno di ironia e amore per l’arte scenica.
Questo è un appello a chi ha conti aperti con i classici e voglia di andare a teatro. Lo spettacolo è in scena fino al 16 marzo. “Imperdibile” direbbe il Direttore di sala.

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