
Un lavoro nuovo (al di là del lavoro in sé) comporta alcuni impegni collaterali: dove parcheggiare o quali mezzi prendere per arrivarci, dove trovare un bar che ci metta di buon umore per il caffè del mattino, quello che non ci svuoti il portafoglio per il pranzo di mezzogiorno, individuare un parrucchiere o una tintoria di prossimità che ci alleggeriscano l’organizzazione della giornata.

Ma al di là della logistica dello spazio, ci capita di avere a che fare con quella dell’anima.
Così aggiungiamo al canestro del “nuovo” anche i colleghi, gli studenti, la receptionist.
Ieri, grazie a Luigi Ciuffreda, Tiziano Guardini e Fabio Verdelli (loro non sono né il parrucchiere né il barista, ma tre colleghi nuovi di Raffles) ho visitato la mostra MEET AT THE HORIZON presso Artopia Gallery, a Milano.
Uno sguardo diverso, profondo sulla Cina nelle sue forme di artigianato antico (la lavorazione dell’argento è commovente, i pezzi di batik scenografici come una quinta di teatro) e una interpretazione contemporanea di quegli elementi grazie a un design morbido, umano gentile.
Ne escono un abito di striscioline batik e medaglie, una tastiera di computer in porcellana con tasti in argento, casse musicali in rattan e comandi a sfioro.

Qui si tratta di aver mescolato ingredienti trovati a migliaia di chilometri e distanti centinaia di anni,
I cuochi che li hanno cucinati hanno tralasciato tutti i luoghi comuni (la Cina dei dazi, del superpotere economico, dei milionari consumatori del lusso; la tecnologia fatta di scatole nere di plastica e di fantascienza muscolare).

Ci siamo ritrovati con oggetti bellissimi , contemporanei, dove nulla era arcaico o futurista e tutto era umano e in qualche modo senza tempo.
Bello questo giro sulla macchina dello spazio/tempo, lontano dalle beghe del contingente, in una domenica pomeriggio al limitare della design week. Ci lascia il sapore dolce di chi aspetta una nuova alba.

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