Una città fatta di carne, ossa, pensieri

Pensavano la scorsa settimana da Beniamino, di parlare dei luoghi di Milano che la hanno trasformata da città industriale a “altro” (terziario? manifattura? ristorante?). Il professor Giorgio Bigatti ci avrebbe parlato di Via Rugabella, del quartiere operaio di via Solari, dell’Umanitaria e della Galleria De Cristoforis.

Giorgio Bigatti, autore di Milano, matrici e metamorfosi di una capitale industriale

Io ero in modalità mista tra google map e Case a prima vista (rigenerazioni urbane, vetro,  acciaio, fabbriche trasformate in show room,  costi al metro quadro) ma le aspettative sono state disattese. Non deluse né? Solo si è volato molto più in alto.

Giorgio Bigatti (è lui l’ospite d’onore) è un vero studioso. Beniamino valuta il grado di valore dei libri che ospita dai chilometri di note. Beniamino scrive libri in cui le note sono più copiose del testo. Qui ha molta soddisfazione, quando tra le fonti vede Bonvesin de la Riva, Mario Botta…

Questa città, che non è capitale e non è porto, è luogo di transito tra nord delle Alpi e Mediterraneo. E’ dove la seta traccia una linea tra Milano, Lione e Parigi. E’ dove l’editoria la fa capitale, con case editrici, tipografi, stampa specializzata. E’ dove si vive la straordinaria stagione Napoleonica.

E nel racconto della città le vie lasciano spazio alle persone: Della Peruta, Beppe Berta, Mylius, Giuseppe Colombo, Brioschi, Pirelli, Boffi, Loris, Broglio, Bottoni, Banfi in un susseguirsi di architetti, imprenditori, maestri, grafici, economisti che hanno fatto grande la Milano del 900. Così via Rugabella negli anni ‘30 perde la sua dimensione brick and mortar e diventa un ecosistema di uomini e donne e menti e pensieri in cui Quasimodo, Sinisgalli, Bottoni  vivono una comunanza intellettuale che solo i bombardamenti del ’43 interromperanno.

Quella borghesia pragmatica e internazionale, curiosa del progresso scientifico, che porta a Milano le suggestioni urbane dei passage parigini, i progetti di Edison, le case popolari con l’asilo Montessori, quella borghesia che aspira alla modernità ma è radicata alla città è oggi sostituita da una finanza immobiliare che non ha il volto, l’accento, le radici nel pavé delle strade milanesi. Una borghesia che segue il business senza attaccamento al territorio, senza il senso della responsabilità del luogo, ignoranti del genius loci. Forse è per questo che ci piace di più lo skyline con la torre Velasca (quella della copertina del libro btw) piuttosto che quello dei grattacieli di City life.

La copertina del libro di Bigatti, sulla sedia del relatore

Intorno a argomenti così gravi, durante la serata ruotano deliziosi episodi collaterali. Incontro in ascensore (mentre trasporta due grandi confezioni di acqua) Damiano Rebecchini (docente in Statale di Storia russa) con cui scambiano opinioni sui gusti del pubblico russo mentre tentiamo di far funzionare il citofono. Uno che porta su l’acqua minerale ma ha tradotto Delitto e Castigo. A Marchionne non ho mai perdonato il maglioncino, ma a lui condono senza riserve la resistenza all’uso della cravatta. Maurizio (lui porta i cannoncini di Panarello) riesce ad addolcire anche le considerazioni più amare. Gli unici volumi di Bigatti che girano in salotto vengono rivenduti a caro prezzo (fenomeno reseller come fossero una edizione limitata delle Jordan). Ci sono in sala un paio di designer di gioielli (è un periodo che la mia vita si incrocia con i gioielli, devo dirlo a Erri, così en passant), mentre Alessandro Aleotti riprende il suo fondo del Corriere a proposito di borghesia, Milano e responsabilità sociale.  

Beniamino Piccone nel suo salotto di Via Letizia

 

Pare che la fedeltà sia fuori moda, che ci siano troppi social e pochi incontri, che non si senta il respiro della città. Eppure, qui in via Letizia siamo una piccola comunità in controtendenza, assidui, presenti, invitati da un infaticabile Beniamino Piccone e trattenuti dalle deliziose lasagne di Silvia. Non sarà via Rugabella però…

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