Ieri da Beniamino non si poteva mancare. Nonostante la pioggia. Nonostante le Olimpiadi. Nonostante il Padel e il Pilates.

Era il momento dell’uscita di “Attacco alla Banca d’Italia”, spy story purtroppo non di fantasia sulla vicenda della incriminazione pretestuosa di Paolo Baffi nel 1979.

Beniamino è alla quinta puntata, dato che il suo ultimo libro arriva dopo altri quattro dedicati all’ex governatore della Banca d’Italia.
Può solo l’integrità e la passione per la giustizia farti amare così visceralmente un personaggio da dedicargli così tanti studi, ricerche, tempo, interviste? Qui, oltre che l’amore per lo studio, dobbiamo dare un occhio alla psicanalisi. Paolo Baffi, laico, sobrio, repubblicano, rigoroso, secco, tagliente, si rivela come il transfer psicoanalitico per dialogare con il padre.
Anche per noi amici si tratta di una figura quasi familiare, dato che è presente nelle conversazioni, nelle citazioni, nei punti di riferimento.
Ma se talvolta questa ossessione è diventata oggetto di benevola ironia (Benia, a che punto siamo con Baffi?) ieri l’atmosfera in via Letizia era più seria, più commossa del solito.
Beniamino Piccone ha letto migliaia di pagine dei carteggi di Baffi, scoprendo l’uomo al di là dell’economista. Vi ha trovato le parole del banchiere ma anche quelle dell’uomo, umiliato della vergogna dei vinti.
Questo libro (450 pagine, 12 di prefazione, una sola foto e un botto di note) è (come ha detto il fratello Alessandro durante una invasione di campo nel momento della presentazione) un bambino. Con una gestazione che si è protratta ben oltre i canonici nove mesi.
Il salotto è pieno (siamo in 62, roba da record, nessun amico ha bigiato). A presentare il libro Umberto Ambrosoli che questa sera prende le redini dell’intervista. In sala anche Maki Galimberti che ha scattato la foto della quarta di copertina in cui Beniamino ha un certo fantomatico mistero. In prima fila il giornalista Massimo Riva che nel ’90 ha pubblicato i diari di Baffi e questa sera ascolta e non si risparmia un cauto pessimismo sui parallelismi tra passati complotti e attuali attacchi alla costituzione.

Ambrosoli (Baffi fu l’unica autorità – azzoppata – che si presentò ai funerali di suo padre) è invece pacatamente ottimista, Siamo un paese migliore di quello degli anni ‘70 in cui il fuoco rosso e nero incendiava le strade (e le stazioni) e un antistato conviveva con la democrazia.

“Siamo certi? Non c’è forse una assonanza disarmante con il caso Epstein?” Chiede un ragazzo dalla seconda fila. Uomini in posizione apicale legati da giochi di potere e abuso al di là di ogni regola, di ogni convenzione civile, di ogni schieramento leale.
In Attacco alla Banca d’Italia ci sono sei personaggi cattivi (la Procura di Roma, i NAR, Licio Gelli, la stampa prezzolata, il potere politico) e i buoni che vengono sopraffatti (Baffi, Sarcinelli) e quelli – tanti, sono 126! – che nel 1979 si schierano in difesa del Governatore firmando una pergamena di stima. Oggi tra i buoni metto anche Beniamino che pubblica il suo libro alla ricerca della verità e della riabilitazione. E ognuno degli onesti, dei coraggiosi che ogni giorno fanno il loro dovere, dicono di no e ci salvano.
Chiude Riva, e lo fa citando il Manzoni “Quelli che non seppero è perché non vollero sapere”.
Tra quelli che ci salvano, mettiamo sempre i poeti che vedono nitido laddove regna il caos.

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