Di Corso Vercelli mi mancano tre negozi: i Gemelli, dove si vestiva la mamma dopo aver comprato le camice per il papà da De Molfetta (collo 15/38) , Vergelio, dove facevamo window shopping sognando le scarpe più belle, e il giocattolaio Cagnoni (vabbè epoca paleolitica) che io ricordo più favoloso di Hamleys a Londra o FAO Schwarz a New York.

Ma resistono, a rendere ancora quel tratto di strada tra piazza Piemonte e Piazzale Baracca, una passeggiata incantevole, la Torrefazione all’angolo con via Cherubini (la cassa è provvisoriamente spostata causa covid, ma entrare e sentire il profumo di caffè appena macinato vale più del tampone antigenico: inebriarsi di arabica è garanzia che almeno non abbiamo la Delta) e il COIN che da qualche settimana ospita il Viaggiatore Goloso.
Ora per noi adepte dell’Esselunga (una fede che passa per via genetica di madre in figlia, come leggere il Corriere della Sera o tenere al Milan) ammettere di essere sedotte da un’altra insegna è un po’ come tradire.
In ogni modo, non per la spesa settimanale, ma solo per un tuffo dove l’acqua è più blu, uscire dal COIN con un profumo Jo Malone (piano terra) e un barattolo di acciughe sott’olio (piano -1) dà il suo brivido. Se poi ci vai con la tua amica Paola (che lavora nel food e ti fa la spiega anche delle acciughe del Cantabrico) , ancora meglio. Questo dicembre (prima della cattività) ci ho preso anche il panettone allo zafferano, quello in collabo con il Duomo. Ho tradito per la Veneranda Fabbrica.
Sarà perché da qui, un paio di secoli fa, arrivavano in città piemontesi e francesi, sarà perché i turisti sono pochi e il passo è lento, ma nel corso Vercelli a mio parere gira un’aria piuttosto chic, morbida e elegante. Non sarà Emily in Paris, ma per i flaneur del fine settimana, rimane una belle promenade.

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