Non macellai, gastronomi, gioiellieri, parrucchieri hanno riempito il nostro ultimo scorcio di dicembre (per cenoni con commensali medi di sei persone è stata sufficiente una piega casalinga e una spesa al mercato di via Calvi), ma popolarissimi farmacisti.

Janny Tang, elegante signora di Hong Kong che è stata il mio capo a Milano qualche anno fa, mi chiedeva come mai noi italiani fossimo così affezionati alle farmacie, e perché ce ne fossero così tante in città.
Il Farmacista sta al Dottore come Wikipedia sta alla Sormani.
Tu sai che su Wikipedia non scrive Umberto Eco e che non ci trovi incunaboli del 400. Ma se ti serve in tempo reale sapere la capitale del Kazakistan (o se puoi uscire di casa avendo visto un tuo collega che ha la figlia positiva), è perfetto.
Punto di riferimento di ogni isolato, io ne ho più d’una dove ho vissuto momenti indimenticabili.
In quella all’angolo tra Porta Romana (dove abitava la Susi) e Santa Sofia, abbiamo preso la nostra prima crema antirughe. Avevamo 22 anni e la pelle liscia, ma la Susi aveva ritenuto si trattasse di un capitale da porre sotto tutela da subito, prima che fosse troppo tardi. La dottoressa al banco sembrava uno sharpei, ma noi non abbiamo ritenuto che tutte quelle rughe fossero un indizio sulla inefficacia del prodotto.
In piazza Giovine Italia (lì allora viveva la Simo) ho comprato una tinta per capelli color “cioccolato” , in piena notte. Mi avevano avvisato molto tardi che la mattina dopo avrei avuto un colloquio con il sig Armani. Potevo andarci con la crescita? Ci sono invece andata con i capelli arancioni. Mentre piangevo sul disastro, a mezzanotte, Erri mi diceva che da asciutti si sarebbe visto meno tutto quel carotene, che aveva tinto anche il cuoio capelluto. E comunque Giorgio Armani mi ha assunta, quindi la Farmacia Bracco è stata promossa, nonostante i suoi prodotti bio ignorassero assolutamente il concetto di pantone colore.
All’angolo tra via Giambellino e via Tolstoi c’è una farmacia che ha TUTTO. Candele profumate, suole ortopediche, stampelle, creme, giochi per neonati, pietre guaritrici, lame per manicure, oli, apparecchi aerosol, , caramelle balsamiche, vasi da notte. Quando lavoravo in Via Savona ci andavo per comprare un burro cacao o le vitamine per il Fede, solo per il gusto di potere entrare in quella wunderkammer che mi ricordava gli empori berlinesi dei romanzi di Singer.
Alla Farmacia di Piazza Risorgimento ho stampato il mio primo green pass, quando sul fascicolo sanitario non lo avevano ancora caricato. In quella di Lampedusa ho comprato un test di gravidanza e poi è arrivato il Fede.
In questi giorni, tutti in coda alla ricerca di un tampone, una mascherina, un chiarimento, abbiamo sopportato di buon grado freddo e fila, fiduciosi che, una volta arrivati al bancone, qualcuno ci avrebbe dato ascolto.
Il nostro farmacista, tollerante come un parroco, carismatico come un capotreno, autorevole come la prof di lettere, è stato il presidio sul territorio, laddove il medico di base è collassato, al numero verde non rispondeva più nessuno, lo SPID ti faceva la guerra e il sistema regionale non dava segni di vita.

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