La Greta, prima di iniziare, si toglie un paio di tutori dal polso, regola l’apporto di vitamina D, infila le calzine antisdrucciolo e incede verso la macchina.

La Simo di solito dimentica l’asciugamano ed è vestita come alle prove di Cats. Tiene il cellulare di fianco al tappetino perché è reperibile come un cardio chirurgo.
Io infilo i calzoncini e la canotta e sembro il personaggio di un film del ’36.
Siamo il gruppo di Pilates del martedì. La seduta, in pausa pranzo, è una terapia di gruppo, con sottofondo job (sfilata, allestimento, pricing, beauty, sales campaign, show room, shooting) e primo piano figli (da vaccinare, trasportare, nutrire, consolare, educare). Aleggiano anche mariti, nuovi (She said yes, Luke) , futuri (dai Beppe!) consolidati (Erri da sempre) , sopra la cadillac. Tiene le fila dei nostri pensieri e dei nostri addominali Flora, Ariel leggiadro e inossidabile, che se non fosse finita in via Gustavo Modena, la avremmo trovata a West Point,
Il gruppo Pilates del mercoledì sera vira in direzione olistica. Le ragazze non si tolgono i tacchi ma si sfilano il camice e gli occhiali. Lastre, terapie, corsi di aggiornamento, malattie terrificanti (io sono l’unica che non lavora in ospedale: sono finita praticamente in sala operatoria!), aneddoti da far accapponare la pelle. Tiene le fila delle nostre inquietudini e dei nostri adduttori, la Manu, maestosa ginnasta guaritrice, profumata di Palo Santo e accogliente come la Madonna della misericordia di Piero della Francesca.
Se sei nato a Cagliari inizi alle elementari a portare un guscio a vela, se sei nato a Bolzano fai lo stagionale e scii 5 mesi all’anno. Se sei nata a Milano fai il Pilates (mat work? su internet? sui reformer? in terrazzo?) perché anche tra il cemento hai bisogno di sentire il vento nei capelli, la schiena dritta e l’abbraccio delle amiche.

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