In autogrill chiedi un caffè. Alla cassa ti offrono, anziché quello standard (che è quello che volevi, basico, nero, caldo), una miscela più ricercata o una aggiunta di Nutella, o qualche altra imperdibile variante. Perché ci tengono a che sia una esperienza di gusto.

Poi arrivi al banco e ti servono il caffè nel bicchierino di carta, neanche fosse il vin brulé alla festa degli alpini. Forse il Covid è refrattario alla cellulosa.
In mensa piatti e posate di plastica da mesi (prima neanche quelli: la mensa era proprio chiusa). Sai, per via del Covid.
La Messa di Natale non è a mezzanotte. Tu ci arrivi e credi anche di essere in anticipo ma stanno recitando il padrenostro. La hanno anticipata alle 11 (su prenotazione!) per via del Covid. Ma il coprifuoco non era solo l’anno scorso? Non mi pare che la scienza abbia rilevato maggiore virulenza al rintocco delle campane.
In piscina la differenziata non c’è più. Si butta il barattolo dello shampoo insieme al fazzoletto usato. E le scarpe non si possono più lasciare nella scarpiera all’ingresso, ma te le porti quasi in vasca. Per via del Covid.
Dunque, se in autogrill non hanno voglia di lavare le tazze, se in mensa non se la sentono di gestire le posate, se il prete ha sonno anche alla Vigilia di Natale e se in piscina hanno deciso di risparmiare sull’impresa delle pulizie, prendiamo atto (eventualmente ci arrabbiamo finché non ci trovano una tazza, cambiamo parrocchia con sentimenti poco ecumenici proprio quando avremmo voluto essere più buoni e ci portiamo a casa il barattolo dello shampoo per differenziarlo a domicilio).
Però, ecco, ce ne siamo accorti: si tratta di sciatteria, non di pandemia.
Forse per togliere alibi alla negligenza non basta neanche la terza dose.

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