Reduce da un paio di riunioni con i sistemi informativi per la definizione di un programma di pianificazione, mi sono trovata in un universo linguistico (e estetico) straniante.

Non è stato necessario prendere un treno e neanche preparare la valigia, per trovarmi in viaggio.
Gli interlocutori non indossano né pizzi neri, né giacche leopardate, né abiti a fiori. Ma costoro sono davvero colleghi? Portano pullover azzurri e camicie a righine!
Il meglio del trip è però arrivato con il vocabolario. Al nostro solito linguaggio (la Spring, la Fall, la Flash, il Formale, la Main, la Donna…) in cui la parte per il tutto, il contenitore per il contenuto, l’aggettivo per il sostantivo rappresentano il trionfo delle figure retoriche fashion (sineddochi precedute da articoli forse comprensibili solo a chi lavora nella moda entro la cerchia dei Navigli) si è sostituito un mirabolante grammelot di derivazione informatico/anglosassone. Neologismi che avrebbero inorridito il prof di lettere.
Vado ad elencare in ordine di uscita:
- “sto sherando lo schermo?” (la condivisione dei documenti su teams è ormai pane quotidiano)
- “le richieste sono state recappate” (Scendere il cane è ormai roba da Accademia della Crusca)
- “il piano è stato frizzato” (congelato forse era meno freddo, meno immobile)
- “le modifiche sono deployate” (e qui ho dovuto guardare su google traslator per capire che le modifiche erano state versate a sistema)
A volte, per fare un tuffo in un mare diverso, basta scendere al terzo piano (anche virtualmente, senza muoversi dalla scrivania, dato che la riunione era via teams). E chissà se anche i nostri seri interlocutori con pullover azzurro hanno pensato lo stesso di noi, zoo colorato e talvolta guascone, e stanno scrivendo una cartolina agli amici, dal loro viaggio al quinto piano

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