
Pietro B., ventenne barista antifascista, milanista, amante delle subculture anglosassoni e del centro sociale Lambretta, durante la pandemia ha distribuito pacchi ai bisognosi del quartiere con le Brigate di solidarietà, con un piglio un po’ Manchester, un po’ Giambellino.
Rosa M. , sofisticata studentessa di storia in Statale, una notte alla settimana fa portineria, con l’amica Bea, in un centro antiviolenza della San Vincenzo.
La Patri C., amica fin dai tempi dell’Università, belle gazelle che ascolta radio DJ e si trastulla professionalmente con malattie rare, organizza convegni e riunioni a Dynamo Camp.
Marcelo, brasiliano con moglie italiana, lavora in una multinazionale e fa il Volontario per un giorno a dipingere i muri delle scuole che hanno bisogno di una mano di bianco.
Io (vabbè, la stessa che conoscete) e Silvia (dottore adorabile e gemella diversa) facciamo servizio mensa per i senza tetto del centro diurno all’Opera Cardinal Ferrari, vicino alla Fondazione Prada.
La scorsa settimana, a Ramadan appena iniziato, i coperti erano inferiori al solito: si preparavano anche i pacchi da asporto per gli avventori mussulmani, che li avrebbero consumati dopo il tramonto. Anche pacchi vegetariani, per i refrattari alla carne.
A chiudere le vaschette in alluminio e a riempire le brocche di acqua, Leicester, studentessa di economia originaria di Pechino e Alberto, giovane startupper residente a Milano
Credo che ci sia una attitudine tutta meneghina in questa volontariato diffuso, organizzato come una caserma, generoso e risoluto come una madre, inclusivo e senza pregiudizi se una cinese scintoista può, in una onlus cattolica preparare pacchi vegani per mussulmani indigenti.
Buona Pasqua

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