Giusi Ferré: guida di stile per capire la moda

Diversi anni fa lavoravo in Giorgio Armani. Ero appena arrivata (venivo da Dolce&Gabbana, figuriamoci)

e non riuscivo ancora a capire la cartella colori: mi presentarono un cartoncino nero, con spillati alcuni frammenti di tessuto (pezzi piccolissimi, dato che i campioni selezionati da LUI, venivano porzionati per tutti i responsabili di prodotto sparsi sull’orbe teracqueo in particole sacre di circa 2cmq). Un cartoncino pieno di un sacco di grigi, antracite, asfalto, nebbia, fumo beige, greige …

ok, un paio di grigi li faremo ma i colori dove sono?

Mi ci sono voluti diversi mesi e diversi insegnanti di sostegno (i ragazzi dello stile divertiti dai miei occhi spaesati, i colleghi impietositi da tanta primitività, i fotografi che non avevano mai conosciuto che il bianco e nero…) per capire che quelli erano i colori di stagione. Che quella infinita gamma di grigi aveva un senso, era l’universo espressivo dove ero finita dopo l’indigestione di stampe floreali a 54 colori.

Fra i molti sussidi alla comprensione del nuovo mondo a 60 (e anche di più) sfumature di grigio, devo ricordare Giusi Ferré.

Di fronte a un rosso scipito (ero ancora in fase di disintossicazione da pantone) ho letto la descrizione della collezione redatta da Giusi Ferré: si trattava di un “rosso a basso voltaggio” e la minigonna di cui si dissertava era una gonna “breve” e anche “svelta” perché era leggera con il suo tessuto liquido e svolazzante.

Sono rimasta folgorata dalla sua capacità di rendere speciale quello che io ancora non ero in grado di capire.

Ma quanto è diventata piena di senso la mia gonnellina che ho scoperto essere breve e non corta, a basso voltaggio e non scolorita!

Di Giusi Ferré ho letto (fino a questa domenica) la sua Buccia di banana, e il suo Tocco di classe su Io Donna, rubriche catartiche e ironiche, che ti fanno godere degli errori delle star con occhio un po’ voyeur, senza farti sentire in colpa.

Ma di lei ho il ricordo indelebile di quella gonna breve, di quelle parole piene di stile, che hanno dato significato a tante collezioni. Nel quadro variopinto delle sfilate, le sue pennellate vibranti hanno spesso contribuito al pari degli abiti alla magia della passerella. A me, di sicuro, hanno aperto la mente all’universo Armani.

4 risposte a “Giusi Ferré: guida di stile per capire la moda”

  1. Patri io non ho alcuna competenza nella moda. Ma se c’è un’espressione che ricordo sempre è proprio quella della gonnellina “ breve” e non corta che una volta mi menzionasti , insieme a quella sulle ballerine … ma teniamo queste ultime per un altro post. Bello il ritratto della Ferré!

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  2. Ciao Zia Patri.
    Originale l’aggettivo “breve” alla gonnellina.
    Scrivi molto bene, hai uno stile accattivante.
    Botti

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    1. Grazie Botti. A volte gli occhi e le parole di chi sa penetrare un paesaggio ce lo rendono più caro e prezioso e migliore

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  3. Chi sa apprezzare l’estetica delle parole si ricorda anche delle “pennellate vibranti”

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