Milano: tutte le donne vengono al pettine

La scheda del mio colore per i capelli (i miei parrucchieri sanno delle mie

infedeltà – come le ex di Ghali o le pratoliniane ragazze di San Frediano – e condividono talvolta la ricetta segreta in modo che io non cambi criniera ad ogni tradimento) è depositata in almeno dieci negozi dell’aera metropolitana di Milano. Nel salone Aveda vicino a casa dove Raffaella custodisce la ricetta originale, in quello di Via Salvini, vicino all’ufficio, dove Angela usa una spazzola giapponese con pelo di cinghiale, nel parrucchiere del centro commerciale di corso Lodi (vicino alla sede di Manager Italia), in quello di Coni Zugna vicino alle show room di via Savona.

La piega e le mani le faccio scegliendo su google map il negozio più vicino a dove il destino mi trascina (Legnano se vado all’outlet DG, in Corso Concordia se se vado al mercato di via Calvi, in via Regina Giovanna se faccio due passi a piedi).

E lì, seduta con le mani a bagno nella ciotolina o con i capelli spalmati di crema, consulto il variegato catalogo delle sciure al salone di bellezza.

  • Quella che l’ultima volta che si è fatta uno shampoo da sola è stato nel marzo del 2020 (lockdown + coprifuoco) e ancora non ha superato il trauma. Dal parrucchiere passa quotidianamente anche a pettinarsi la frangia
  • Quella che rimane un giorno intero (extension, colore, shatush, piega, onde) e spende con nonchalance il massimale della mia carta di credito
  • Quella che vuole solo Daniele.
  • Quella trafelata, che lavora al computer e al cellulare per tutta la seduta, perché è una influencer sempre in piega e lo smart work lo fa dalla poltrona del lavello
  • Quella che le unghie le voleva quadrate, anzi no rotonde, e che i mocassini di Miu Miu sono ormai troppo cari e lei i mocassini come si deve li trova solo a Londra , ma il Brera dei Fratelli Rossetti è ancora passabile
  • Quella che ha i capelli molto speciali, rari (nel senso di “inconsueti” secondo lei, non “diradati” come pare a noi), che il biondo come lo vuole lei non riesce più a farlo nessuno (forse lo aveva formulato Rolando? o Coppola? o i Vergottini? scomparsi senza lasciarle la ricetta?), che le radici le vuole così, ma le punte le vuole colà.
  • Quella che ha solo il tempo della pausa pranzo e mette l’ansia a chi si occupa di lei. Mi tagli chi vuole. Mi pettini chi è libero. Basta che faccia in fretta.

L’ultima, quella di fretta, sono io. Che però in quell’ora non solo faccio i capelli, ma osservo con divertita empatia tutto il bestiario nevrotico delle mie simili, alla ricerca di chi, moderno confessore o analista a portata di forbice, sia in grado di renderci felici in pochi tocchi. Almeno fino alla prossima piega.

Una risposta a “Milano: tutte le donne vengono al pettine”

  1. Chi conosce le donne meglio delle donne? I parrucchieri! E ne approfittano

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