Una storia milanese

Trovarsi da Beniamino (alle 7,30 da me) è sempre gradevole.

Divani accoglienti, alcool e salumi a sfidare il metabolismo (chissenefrega della dieta) e appagare il sensorio (che buona la coppa tagliata al coltello), amici colti (più finanza che letteratura) e divertenti (il giusto dai, son quasi tutti bocconiani).

Ma questa volta, colpo di scena, finalmente un’ospite (anzi due) di sesso femminile, a tenere banco e tirare il filo della serata.

Tiziana Ferrario (giornalista e inviata di guerra) ci racconta la storia di una donna (La bambina di Odessa) che pare la sceneggiatura di un film. Piena di tragedia e riscatto, amore e lutto, crepe e riparazioni.

Nonostante le suggestioni guerresche del titolo (io ho pensato subito ai bombardamenti di questi mesi), si tratta di una storia italiana. Di più, di una storia milanese. Di quella Milano inquieta e spaventosa che io ricordo, bambina, negli anni ’70.  Una Milano in bianco e nero. Di conflitti, bombe e paura.

Perché Lydia (la protagonista del libro che è romanzo e inchiesta ad un tempo) è la mamma di Roberto Franceschi, studente della Bocconi ucciso nel ’73 da un colpo di pistola sparato dalla polizia durante gli scontri con gli studenti.

Nel racconto della Ferrario che prende la piccola Lydia per mano e la segue fino all’età adulta, ci sono il dolore per la perdita dei genitori, l’orfanotrofio, lo studio, l’amore, la scuola, l’uccisione del figlio (e la pena della sorella di Roberto, Cristina, che è la seconda ospite da Beniamino) il processo ventennale senza un colpevole, il monumento davanti alla Bocconi, poi donato alla città, la Fondazione.

Mi sovvengono due suggestioni letterarie per questa via crucis.

L’è sta un sass diceva il Pessina di Testori nel Dio di Roserio lavandosi le mani per la fatale caduta, da lui provocata, del gregario pericoloso, il Consonni, che scalava sul serio nella periferia nord milanese, dove la bici è metafora della vita.

Un sasso, è stato colpito da un sasso si diceva di Roberto prima che la verità – in forma di proiettile – venisse a galla.

E poi, forse perché ho un figlio al liceo, forse perché il periodo che prepara la Pasqua ci porta attraverso il Golgota alla più struggente delle pietà, rileggo Jacopone da Todi, nella Donna de Paradiso. Una delle Laude più belle di sempre. E mi commuovo con Maria e Lydia

[…] Figlio, l’alma t’è ‘scita,

figlio de la smarrita,

figlio de la sparita,

figlio attossecato!

Figlio bianco e vermiglio,

figlio senza simiglio,

figlio, a chi m’apiglio?

Figlio, pur m’hai lassato!

Figlio bianco e biondo,

figlio volto iocondo,

figlio, per che t’ha ‘l mondo,

figlio, così sprezzato? […]

La riparazione è frutto di tante medicine: la verità, la memoria, la poesia

2 risposte a “Una storia milanese”

  1. Un nuovo libro da mettere sul comodino per una una buona lettura

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  2. Miryam, io lo ho regalato al Fede. Ma questo week end lo leggo io!

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