Più Milano di così non si può

Mercoledì a casa di Beniamino Piccone sulla sedia davanti al toro c’era Marco Castelnuovo, giornalista del Corriere della sera. Torinese, prestato a Roma, ormai milanese. Come Henry Beyle. Come Giorgio Armani. Abbiamo le prove: milanesi si diventa.

Marco Castelnuovo e Beniamino Piccone. A terra copie del Corriere

Sul divano, sulle poltroncine, sugli sgabelli, tanti amici di sempre, qualche studente nuovo, alcuni scrittori che prima o poi si siederanno là davanti e cambieranno prospettiva del salotto di via Letizia.

Le copie di carta del Corriere sono sul pavimento. Quelle di oggi portate da Castelnuovo, e alcuni numeri memorabili che Beniamino conserva forse dagli archivi dei suoi genitori.

Oggi si parla di Milano.

Sicurezza (dai qui, a parte i furti di orologi ai Vip e il terrore di chi a Milano viene con l’ansia una volta all’anno, tutti sappiamo che quando eravamo ragazzini si stava molto peggio, rubavano auto e autoradio ai nostri genitori e ti sparavano anche. I magici anni ‘80 erano colorati ma anche piuttosto pericolosi), prezzi alle stelle delle case (siamo tutti d’accordo, ma anche a Londra, anche a Parigi…), scandalo edilizia/grattacieli/scia  (da approfondire), verde che non ce n’è abbastanza (no proprio non ce ne è abbastanza).

Tutti alzano la mano per intervenire. Beniamino con piglio vivace (via Letizia dichiaratamente non è il microfono aperto di Radio Popolare) cazzia chi non fa domande abbastanza concise e interviene con tesi proprie (non sei tu l’invitato!). Tutti ridiamo quando veniamo bacchettati, ma ci lamentiamo lo stesso (e i residui mai spostati del cantiere M4 in piazza Aquileia? Lo diciamo al Cabibbo o scriviamo al Corriere? E io che guadagno la metà di mio fratello che fa il mio stesso mestiere a Boston? E una stanza a 800 euro che pagano i miei studenti stando in cinque in un appartamento? E le polveri sottili che provocherà l’abbattimento di San Siro? E per rifare uno stadio c’era bisogno di vendere anche mezzo quartiere? E poi chi cavolo lo ha comprato veramente tutto questo terreno? C’è da rimpiangere Zhang…).

Alle isole di calore in Piazza San Babila, alla mancanza di alberi in Cordusio, agli arbusti al posto delle querce sembriamo ormai dei NO TAV. Se qualcuno tirasse fuori i pennarelli faremmo uno striscione, pronti a muovere verso Palazzo Marino urlando slogan rivoluzionari.

Milano ci sta proprio stretta. Non va bene. Non funziona. Dove sono i ghisa? Si può aspettare un autobus 15 minuti? Manco in Africa…

Fino a che un ex paninaro in penultima fila, lamentando traffico, mancanza di verde, caro appartamenti (insomma quello di cui tutti si stavano lamentando), dice che si sta meglio ad Arese. Arese?!

E’ bastato un attimo per trasformarci da arrabbiatissimi detrattori della città a ambasciatori della Madonnina. Tutti uniti a fare il tifo per il Corriere della Sera (crisi dei giornali, ok, ma il Corriere è sempre il Corriere, per autorevolezza, numero abbonati, numero copie e da domani ci iscriviamo tutti alla news letter INCOEU, che è pure gratis).

E poi Milano è città universitaria. 211.000 studenti, Istituti che attirano talenti da tutta Italia e non solo; la Bocconi che promuove corridoi universitari per i rifugiati di Palestina.

E poi non puoi tenere fermi 106 cantieri con i cittadini che hanno già pagato il loro appartamento. Non sono mica tutti grattacieli in cortile...

E poi Milano rimane la città più attrattiva in Italia, quella dove le cose succedono. E sempre stata cara. Costosa, come le cose che valgono più delle altre.

Sai come quelle madri che stanno rimproverando il loro figliolo per qualche marachella, ma che appena un vicino di casa lamenta le stesse cose si trasformano in una fiera che difende la prole? Credo siano girate anche frasi in dialetto meneghino. Era un attimo e partiva oh me bela madunina.

Per fortuna, giusto appena prima di uscire, un’ultima domanda viene da Giorgio Bigatti: e la Milano delle disuguaglianze?

Dopo aver riposto gli striscioni della protesta, ci tocca riporre anche le bandierine dell’entusiasmo.

La prossima puntata da Beniamino la facciamo guardando le due Milano e cercando di capire come la città possa rimanere quella in cui milanesi si diventa, quella in cui pulsa la vita vera di tutti i suoi abitanti e non solo quella patinata dei ricchi. La amiamo. Per questo la vogliamo degna del nostro amore.

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