Ma quanto appaiono deliziose certe insignificanti normalità domestiche quando si è lontani?

Al mattino di solito ascolto Esteri su radio Popolare, in auto mi sintonizzo sulla BBC che dà notizie da tutto il mondo, anche da continenti ignorati da tutte le nostre news (deforestazione in Sud America, progetti sulla imprenditoria femminile in Africa o architetture in Asia …)
Dal mio soggiorno etiope (un paio di settimane, non un semestre, un tempo che a casa ti scivola via senza che neanche te ne accorgi) mi collego ogni giorno a Milano Today. Sogno una web cam all’incrocio di casa, penso alla nonna che ascoltava il Gazzettino Padano, mi chiedo se qui sull’altopiano prende il TG regionale.
Guarda hanno dovuto azionare la vasca di contenimento se no a Niguarda si andava sott’acqua dopo il temporale.
C’è stato un incidente grave con il monopattino (da quando il Fede ha preso la moto vedo solo incidenti).
Per i palazzi costruiti nei cortili con solo la scia, sono stati tutti assolti.
E iniziato il MilanoFilmFest, fossi a casa andrei di sicuro
Nonostante abbia lavato sempre i denti con l’acqua in bottiglia, che non abbia mai mangiato verdura cruda, che abbia rifuggito le zuppe , non abbia attinto da piatti comuni, ho passato tutto il mio soggiorno con diversi gradi di mal di pancia.
Ora penso a una insalate fresca come fosse caviale (Milano non sarà il regno della frutta, ma sulla foglia non possiamo che inchinarci) a una caprese come al paradiso.
L’engera è buona né… ma vuoi mettere un modenese, una baguette, un biove, una michetta.
Sogno un po’ di Emmental
E le pesche? E le albicocche? Che palle queste ananas e queste papaya.
Ma come mai solo quattro settimane fa sognavo l’africa in giardino? Quella voglia di nuovo, di esotico, di diverso che ora è sostituito da una leggera malinconia che mi fa desiderare il Naviglio più del monte Entoto.
Un caffè al banco, in pochi istanti, con la tazzina che scotta un po’ e gli occhi già a satispay, mentre qui il caffè è un rito , con incenso, tazzine, braci, erba per terra. Minimo 40 minuti mentre ora mi piacerebbe un espresso in 40 secondi.
Tra poche settimane, lo so, dalla cocente Milano sognerò il venticello africano, il ritmo lento della camminata di donne e uomini sottili che ondeggiano sulla strada. O mi basterà rimpiangere un po’ lo sciabordio delle onde all’Isola d’Elba, o il verde dell’Abruzzo.
Siamo destinati a sognare l’altrove? Con quel tocco di spleen e nevrosi che ci fa desiderare l’autunno in estate e l’inverno quando tutti girano con le infradito.

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