Ai matrimoni il galateo esclude i sandali. Ma in queste settimane a Milano non esiste altra soluzione che girare con calzature che impieghino al massimo due centimetri di cuoio a separarci dal suolo perché usciamo al mattino con piedi taglia 38 e rientriamo alla sera con salsicce taglia 41.

In metropolitana, sbucano da gonnellone di lino bianco e pantaloni in gabardina beige, piedi di cui vediamole le dita. Constato sulla linea blu, solo due tipi di smalto: o trasparente (tipo il Ballerina di Chanel) o il rosso (soprattutto Rouge Pirate, ma anche qualche tono un po’ più scuro che vira al Rouge Noir).
Se hai colori diversi (mi dispiace per la creatività di tutti i nail shop con fornetto e perline, sfumature nei toni degli azzurri, dei verdi, dei fucsia, applicazioni e artigli) ti fermano all’ingresso dell’area B o ai tornelli della Metropolitana. Passano solo unghie corte, al naturale o rosse. I ragazzi con le scarpe da ginnastica in eco pelle (vera plastica) sono rimasti tutti a casa ché le scuole sono finite.
Nell’ultima settimana abbiamo fatto gli esami in Afol Moda. Sostanzialmente un sequestro di persona di 72 ore.
Durante la prigionia – scritti, correzione, orali, voti, registri, plico, siglilli – non ero sola.
Erano con me Celeste, fashion designer e ballerina di Tango , Tiziana, sviluppatore pelletteria e cintura nera di partita Iva, Francesca, architetto modellista con il cuore a Venezia e Valeria, giovane prof idealista e piena di energia, arrivata last minute a sostituire un commissario bloccato in Sicilia dall’eruzione dell’Etna.
A scuola la temperatura era quella di Cortina D’Ampezzo durante la settimana bianca. Fuori la città andava a fuoco. Noi abbiamo fatto up and down tra golfino e canottiera sopravvivendo a un’aria condizionata degna di Miami e un’aria esterna importata direttamente dal Sahara.
La sera finiva da Beniamino, dove Antonio Carioti ci avrebbe parlato di Giovanni Amendola, l’uomo che sfidò Mussolini.

Benia non ha l’aria condizionata. Che probabilmente è di destra? O patriarcale? O responsabile dei black out negli ospedali? Ci sono brevi momenti in cui ti senti un po’ di destra.
La platea di amici, costituita solo dai più coraggiosi, dai più robusti, indossa camicie di lino bianco o gonnelline svelte. Calzoni corti, scarpe da vela e Birkenstock sostituiscono i consueti pantaloni in fresco di lana con i mocassini. Le calze sono un lontano ricordo. Nessuno fa un plissé a fronte di tanto svacco. La situazione è emergenziale, si sta come in pigiama in ospedale. Nessuno ti guarda strano (Il Gabbana ultimamente in pigiama ci sta sempre, ma è altra cosa e riguarda la sfilata).
Poi succede come per magia che Antonio Carioti, giornalista per oltre vent’anni al Corriere della Sera, cominci a parlare di Amendola ed è meglio del ventilatore. Il suo racconto, il suo tono narrante, la sua voce gentile ci investono come una brezzolina fresca. Di Mussolini si parla poco (forse il Duce nel titolo serve a tirare le vendite).

È estate e anche la storia vira un po’ al gossip. Si parla più di femmine che di politica (il giornalista dedica il volume alla madre) e si parla di amore: Eva Kuhn, la bella moglie sposata per amore (contro il volere del padre), che traduce Dostoevskij e soffre di crisi nervose; il love affaire di Giovanni con Sibilla Aleramo certificato da uno storico australiano, e poi con una giornalista bulgara (che il figlio Giorgio racconta senza remore); la sbandata di Eva per i Futuristi (e per il fascista Bottai).
L’approccio un po’ Letizia2000 rende la serata leggera, anche se poi giovinezza, ideali, coraggio, sobrietà, vita da vivere degnamente, dimensione etica e una morte violenta e prematura ci riportano all’Amendola politico che rivendica la libertà della coscienza dei cittadini.
Per vincere il caldo a Milano servono sandali aperti, uno smalto adeguato, un abito di lino, colleghi nuovi che sono una sorpresa scoppiettante e amici dalle parole che girano come una brezza poetica. Declinare inviti a matrimoni nel mese di luglio.

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