Sostenibilità e sogni che finiscono all’Esselunga

In azienda, in università, in famiglia si discute e si parla molto di sostenibilità. Viviamo in città incandescenti, facciamo villeggiatura in coda sui sentieri dolomitici, abbiamo armadi che straripano di abiti, la benzina costa come il Barolo, case costruite a caso che se non hai l’aria condizionata ci cuoci dentro.

Le Operette Morali di Leopardi ritrovate in libreria. E i pastelli per le note

Quindi siamo preoccupati.

Discutiamo di significati profondi, bilancio di sostenibilità, normative in evoluzione, commerci second hand, economia circolare, diritto alla riparazione, la città a 15 minuti, le piste ciclabili, turismo consapevole.

Ai figli insegniamo a cucinare o almeno a impiattare decentemente una caprese, a non chiamare Glovo per ordinare un hamburger ma di andarselo a prendere che hanno 20 anni, a non sprecare il cibo, a non sprecare l’acqua, a chiudere le ante al pomeriggio perché il sole non scaldi le loro stanze, a non fare i compiti con chat gpt, a fare con cura la raccolta differenziata.

Eppure, nelle ultime due settimane ho avuto diverse volte la sensazione che siamo sepolcri imbiancati.

Decido di fare ordine in libreria e liberarmi del superfluo (chi mi legge lo sa: cercavo disperatamente le Operette Morali di Leopardi, sepolte chissà dove dietro qualche volume inutile) e faccio tre borse giganti dei libri del liceo di Fede (che ahimè si è diplomato tre anni fa, dovevo farlo prima). Li venderò come usato. O li regalerò a qualche associazione. Non li vuole nessuno, perché le edizioni sono superate.

Sono cambiati il numero delle pagine, la posizione degli esercizi, l’ordine delle immagini, cosicché i libri che erano adeguati nel 2023 risultano obsoleti nel 2026. Bisogna comprane di nuovi. Ma come facciamo a parlare ai nostri ragazzi a scuola di economia circolare se il manuale di latino (LATINO, non la geografia della Russia o del Medio Oriente dai confini incandescenti!) cambia ogni tre anni? Dove è il buon esempio?

Finalmente mi sono potuta permettere di fare vacanze un po’ sparpagliate durante l’anno per risparmiarmi l’overtourism di agosto. Mentre tutti sono al mare io rimango in città a godere di strade più libere e un ritmo lento e fertile. Si preparano le lezioni nuove, si aggiornano le slides, si rivede la bibliografia dei corsi. Se non che le biblioteche a Milano chiudono tutte dal 10 al 22 agosto. Ma non sarebbe stato bello tenere aperti questi luoghi freschi e accoglienti? Pieni di libri e film che magari avrebbero accolto avventori nuovi in fuga dal solleone?

Il mio sogno milanese di ordine e lavoro si va stemperando. Un po’ andrò da Lidia al mare, un po’ da Silvia in montagna (per fortuna chi ci vuole bene ci viene in soccorso nonostante ce la siamo tirata di andare a Madeira a maggio).

Il lavoro, se davvero stare in casa sarà impossibile per via dell’anticiclone africano, lo farò al bar Atlantic dell’Esselunga. Tra scaffali di pasta e biscotti a sostituire Omero e Leopardi.

Dovrò lavorare di fantasia per sentirmi come a casa del Conte Monaldo.

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