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Celebriamo? Non troppo
La bonarietà post vacanza è già in via di esaurimento, sostituita da una rughetta impertinente.

Starò mica diventando acidina?
Educata ad un understatement calvinista (la mamma: ragazze un po’ di sobrietà! se solo ridevi forte a cena) ma aspirante tamarra (il papà: attacchiamo la bandiera del Milan al maggiolone?) sono a disagio di fronte a manifestazioni eccessivamente baraccone. Se poi sono autocelebrative mi viene un accenno di faccia da chiulo.
Ci sono colleghi che danno le dimissioni dopo due anni di azienda (quasi non ci eravamo accorti di loro) e mandano saluti a tutta la rubrica usando formule altisonanti che neanche a Hollywood mentre girano l’allunaggio: E’ stato un privilegio lavorare con voi…; Il ricordo di questi anni è indelebile…; esco diverso e più maturo da questo percorso... Ma se era tutto così favoloso, perché te ne vai?
Preferisco chi esce con discrezione, lasciando in ordine l’archivio, magari facendo un buon passaggio di consegne.
Se gli cambiano la scrivania e ottengono vista giardino anziché sguardo sul cavedio, condividono la botta di vita con tutta la rete di Linkedin. Ma se diventano amministratore delegato che fanno? comprano una pagina sul Corriere?
Per il proprio compleanno non si limitano a portare una torta in ufficio (che è pure cosa gentile) ma pretendono di allestire con i festoni la sala riunioni. Il Big Party si può organizzare per chi celebra i 25 anni in azienda, per il collega adorato che cambia continente, in ogni modo per qualcuno che non sei tu.
Ci sono studenti che si laureano alla triennale (recuperano anche filologicamente il momento topico con fitocorone che io trovo più appropriate sulla testa di Dante) e fanno una tesi di 40 pagine – non sempre ben scritte – apponendo in coda ringraziamenti come se avessero pubblicato un Pulitzer.
Sulle location e le limousine per la festa dei 18 anni non mi esprimo perché non voglio offendere la metà degli amici di mio figlio. Però ridatemi il garage in periferia con amico DJ che sceglie la musica o la pizzata con le amiche e il biglietto dell’interrail.
Se sposate il compagno boy-scout e fate volontariato in Africa, non è una buona idea usare come bomboniera la vostra foto nel villaggio di fango in mezzo ai bambini festanti. Perché pensate che i vostri invitati vorrebbero avere sul comò la vostra foto Zulù? Allora meglio il veliero in bottiglia. E’ orrendo ma almeno è etero riferito.
Si capisce che certe frasi (tipo ‘io sono un berlinese’) funzionano se le dice Kennedy? Che “ciao Milano” ci commuove se lo biascica Vasco Rossi? Che la foto con dedica la apprezzi se è di Greta Garbo? Che i ringraziamenti all’allenatore e alla mamma funzionano se vinci Wimbledon?
Per tutto il resto, per tutte le cose minute per l’umanità ma importanti per noi (passare un esame, avere una promozione al lavoro, vincere ai giochi della gioventù, prendere la patente, fare un figlio, compiere gli anni) non è necessario che tutto il quartiere esulti. Un po’ di sobrietà ragazze
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Back to school
Di solito misuro la riuscita di una vacanza dal numero di progetti e di buoni propositi che mi porto a casa dalla spiaggia: il godimento dei nuovi paesaggi e delle avventure estive sono direttamente proporzionali al desiderio di mettere mano alle abitudini autunnali.

una foto di Guy Bourdin al Silos Armani Le vacanze itineranti in Bretagna (freschino) e a Ustica (caldino) mi hanno forzata a bagagli agili (rifare la valigia ogni 3 giorni disincentiverebbe anche Imelda Marcos nella scelta delle scarpe) e funzionali (tutto per la pioggia, tutto per il mare, tutto in un bagaglio a mano). Viaggiare leggeri è stato bello e ha lasciato spazio all’esplorazione.
Quest’anno, rientrata alla base, ho in mente di guadagnare in sobrietà e qualità. Non comprare niente di nuovo fino a che non avrò fatto manutenzione delle cose preziose che mi circondano. E che spesso ho scordato di avere.
Desiderio di liberarmi di un sacco di oggetti, abiti, scarpe inutili che mi impediscono di vedere e godere dei miei capi preferiti. Se il Fede li mette su Vinted e si occupa di foto, promo e consegne, gli lascio i ricavi. Altrimenti farò il solito borsone per sorelle, amiche, tata e infine Caritas.
Desiderio di fare spazio, di aprire il cassetto dei paciam (quello delle cianfrusaglie per i lettori al di fuori della Diocesi Ambrosiana) e trovare subito forbice e scotch, senza lottare con cavi elettrici mai usati, multi prese acquistate a ripetizione in tutti i viaggi in cui le abbiamo dimenticate, caricabatteria di cellulari fuori produzione, istruzioni per elettrodomestici ormai buttati, il manuale del Minipimer (ma oltre ad accendi/spegni che cavolo fa il Minipimer?), portachiavi a forma di pallina da tennis, apribottiglie a forma di Tour Eiffel. Voglio scoprire il colore del fondo del cassetto, occultato da sette compatti centimetri di paciam.
Ho colleghe che, appena atterrate sulla scrivania, stanno prenotando il ponte di Sant’Ambrogio a Matera, le Maldive a Natale. Io sogno magnifiche gite alla discarica.
Vecchi sgabelli da eliminare se sono brutti. Da aggiustare se sono belli (comunque i miei in cantina sono brutti).
Se ho i bicchieri nuovi nella madia in alto, perché uso quelli opachi sullo scaffare a portata di mano? Buttare i brutti e usare i belli (traslocandoli ad altezza 1,50).
Buttato il brutto e l’inutile (pars destruens) partirei con la manutenzione (pars consturens): pantaloni acquistati oltre tre mesi fa, portati dalla sarta a luglio per fare l’orlo, mai ritirati (c’è traffico; ci sono 40 gradi; c’è l’uragano). Lo spirito è forte ma la carne è debole.
Manutenzione della casa. Chiamare l’idraulico per sistemare tutte le micro-rogne dei bagni (il rubinetto del bidet perde, quello della doccia è rigido, quello del bagno grigio è da cambiare). Questa parte mi sa che la faccio fare a Erri.
Manutenzione degli affetti (consolare sorella cuore infranto, chiamare amiche del cuore, consentire a Erri di accendere l’aria condizionata se la temperatura in camera supera i 30 gradi, ascoltare con interesse le ipotesi antropologiche di papà sul genoma degli aborigeni e le eredità dell’uomo sapiens).
Manutenzione del corpicino (iscrizione al nuovo studio di Pilates, prenotazione pacchetto prevenzione cardio con il Fasi, pap test, scale a piedi anche in pausa pranzo). Con Silvia abbiamo deciso che a settant’anni ricominceremo a fumare. I giochi saranno fatti e potremo sgarrare come adolescenti, loro con la convinzione di essere immortali, noi no.
Manutenzione della mente (dedicare più tempo all’università, leggere solo libri buoni, guardare la stagione teatrale prima di decidere se abbonarci al Piccolo o al Parenti). Andare a vedere il Silos di Armani (e lì imbattersi per caso con la molto amata Cerruti e essere felici per l’incontro inatteso e chiacchierare molto tra le foto glossy di Guy Bourdin e gli abiti androgini di Giorgio Armani)
Quando studiavo, e avevo chiuso un esame, mi piaceva sgomberare la scrivania dai vecchi libri, comprare una matita ben temperata e un quaderno nuovo, foderare i volumi intonsi con una carta colorata.
Con il tavolo pulito, l’odore della carta appena stampata e una pagina bianca su cui prendere appunti, il futuro era tutto da inventare.
Back to school
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Posti da uomini
Erri ha comprato la moto nuova. Il che ha portato, con effetto domino, all’acquisto di numerosi nuovi gadget. Il giubbotto estivo nuovo. Il navigatore nuovo. I caschi nuovi con l’interfono.

Come mai vuole chiacchierare con me mentre guida? Io quando faccio il passeggero di solito parlo ad alta voce in francese, canto stonata senza che nessuno subisca le mie lagne, progetto post come questo (pensato sulla direttrice Milano – Piombino sfrecciando a fianco degli oleandri fioriti tra il guardrail).
Mentre desideravo essere sulla provinciale anziché sull’autostrada, pensavo: gli uomini – o almeno quelli che frequento io – prediligono i posti comodi, anche se brutti; anzi per loro la strada comoda diventa automaticamente bella.
Attraversare tutti i paeselli da Rosignano a Piombino, fermarsi ai semafori, vedere i negozi con i materassini appesi alla vetrina, le reti piene di formine, i secchielli colorati, le betoniere di plastica, per me è vacanza. Per Erri una enorme seccatura. Lui sfreccia sull’autostrada pieno di soddisfazione, mentre io guarderei lentissima tutte le insegne dei campeggi, quelli che affittano le bici, i capanni della frutta.
Una sosta con una Rustichella o un Camogli suscita in Erri il brivido caldo dell’avventura. A me vedere i barattoli giganti di pop corn o scoprire che alla cassa accettano i ticket restaurant solo se cartacei (ormai da collezione, come i miniassegni) sega i nervi. Io sono una fan dell’app “fuoricasello”

e mi lancerei in trattorie che distano pochi metri in linea d’aria dall’Autogrill, ma milioni di chilometri in linea psicologica.
Il mio navigatore mentale dice: strada più breve, possibilmente panoramica. In genere è il centro.
Quello di Erri dice: strada più veloce, possibilmente senza esseri umani. In genere è la tangenziale.
A me piace, mentre guido per andare in ufficio, guardare come sono vestite le donne sulla banchina del 14. Quasi da capolinea a capolinea: so i look per quartiere. Dove finiscono le sneacker e iniziano le friulane, dove il jersey cede il passo allo shantung, dove lo zainetto porta computer è sostituito dalla mezzaluna di Prada. Faccio a gara con i ragazzi in bici per vedere se arrivano prima loro o prima io all’incrocio con viale Papiniano, perché ci siamo superati a vicenda da Giambellino a Solari.
Ferma al semaforo, ammiro le bici modificate ad arte per trasportare i bambini a scuola: chi con una sorta di cabina anteriore, prudenti alla nord europea, chi con portapacchi posteriori che paiono minibus, audaci alla mediterranea. Alla sera i ciclisti cambiano. Bambini aggrappati alla mamma non se ne vedono più, sostituiti dagli zainetti Glovo.
Monitoro la crescita degli alberi sul viale che solo due anni fa erano sottili come giunchi e ora già fanno ombra. Il deposito dell’Atm lo hanno tutto foderato di piante pensili. E’ la versione affordable del basco verticale di Boeri.

Erri si è messo nei guai con l’interfono del casco: nella mia posizione di passeggero chiacchierone temo che gli adorati e comodissimi non luoghi che lui predilige, cederanno il passo ai semafori e alle stradicciole pieni di lenta umanità.
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Femmine che piacciono alle femmine
A 9 anni sognavo di diventare Isadora Duncan e ballavo a piedi nudi sull’aia della casa in campagna dove trascorrevamo gran parte dell’estate, con una lunga sciarpa al collo: sarei morta come lei, strozzata da quella seta fluttuante finita accidentalmente nella ruota della Bugatti.

A 16 anni volevo essere Fernanda Pivano: avrei fumato sicuramente molte sigarette e spento i mozziconi nel piattino del caffè (avrei anche bevuto molti caffè) in una mansarda a Parigi (St Germain? Montmartre?) frequentando scrittori dall’enorme talento e dalla vita disordinata.

A 30 anni, dopo un concerto all’idroscalo, sotto una pioggia estiva e catartica, volevo essere Patty Smith, avere la sua voce roca e seducente, i capelli lunghi e bagnati, quella bellezza noncurante, rock e poetica alla Jane Birkin.

A 40 anni ho pensato che la vita della Signora Fletcher fosse favolosa: scrivere libri, avere buoni amici in tutti i continenti e girare il mondo (di hotel 5 stelle in hotel 5 stelle) per presentare il mio lavoro.

Se non fosse per la seccatura di tutti quegli omicidi come immaginare una vita più bella? Quando ho scoperto, visitando gli Studi di Hollywood, che Cabot Cove non esiste (infatti era lì, in California, in cartongesso) ho accusato il colpo. Non era tutto veramente girato nel Main?

In ogni modo sarei stata bella e elegante come Silvana Mangano diretta da Visconti in Morte a Venezia.
Oggi ho un innamoramento per Helen Mirren, formidabile mix di humor anglo pugliese (quale star del cinema avrebbe ballato con Checco Zalone mentre cantava la veccia muchacha immunizada ? Con La Vacinada ci ha fatto sorridere in momenti in cui c’era solo da piangere), bellissima nei suoi abiti favolosi e nella sua ironia stellare.

E se tutte queste mie signore dei desideri si trovassero insieme a cena? Chissà cosa si racconterebbero, chissà se diventerebbero amiche. Io me ne starei lì ad ascoltarle con sorriso riconoscente, per avermi fatto sognare vite piene di bellezza, arte, libri, viaggi. Quali sono le vostre donne dei desideri?
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L’economia a colori. PPP
Quando passo da Beniamino (alle 7,30 da me comme d’abitude) io, di formazione umanista e frequentazione fashionista, faccio un tuffo in un mare diverso dal solito. No pizzo, no tacchi, no sfilata.

Per me PPP è il Pink di Pier Paolo Piccioli (che ha reso iconico un rosa quasi fucsia dove, in Valentino, se colore era, era rosso). Alla latitudine Piccone si tratta invece del Partenariato Pubblico-Privato.
Outsider da sempre, quando incontro roba sconosciuta ma interessante, mi metto in modalità carta assorbente. Tento di domare la timidezza, sgrano occhi e orecchie e prendo appunti (Marco, non stavo chattando con il telefono, ma tenevo traccia del tuo speach).
Sul sofà professori universitari, qualche studente (ma hanno già superato l’esame di Sistema Finanziario: non c’è conflitto di interessi), il favoloso

il favoloso Puglisi fa domande Giamburrasca Riccardo Puglisi (questa volta tra il pubblico, rispettoso del relatore, ha sparato comunque qualche domandina appuntita. Tipo: la riforma della PA?… ), il serio ma un po’ sornione Giorgio Gobbi (Direttore della sede di Milano di Bankitalia), l’investitore Antonio Cavarero del Gruppo Generali, “Il Ragioniere” (la prossima volta indago, giuro, sul suo nome) brillante bocconiano che spiegò negli anni 90 ai compagni di corso cosa era la ragioneria (assolutamente incomprensibile nei libri di testo universitari) e a me dove fare immersioni a Ustica.
Tutti indossano pantaloni normali, camicie normali e scarpe normali.
Con questo caldo, in ufficio da me, gli uomini indossano pigiama pants in seta con sandali del nonno (quando il brutto si fa bello). I più eleganti ci buttano sopra una camicia in organza trasparente o un pizzo cordonetto.
Sulla poltrona di via Letizia invece, Marco Leonardi addirittura tiene la giacca (che ieri sera, con 37° alle 19 era prova d’ardimento).

alla fine anche Leonardi toglie la giacca e accarezza il gatto Verso di lui ho provato quella simpatia immediata che mi capitò con Francesco Daveri (professore e economista appassionato, purtroppo scomparso, frequentato quando eravamo entrambi nell’Advisor board della formidabile DUDE): quell’intravvedere dietro un’apparenza pacata e ordinaria una luce intelligente e una conoscenza approfondita, ma non urlata, delle cose economiche. E anche un sottile interesse verso il mio mondo, la moda, che potrebbe, dai, essere interessante nel suo esotismo jaquard persino per i seriosissimi consiglieri della Presidenza del Consiglio.
Marco Leonardi, consigliere economico nei governi Renzi e Gentiloni, consigliere di Gualtieri, capo di un Dipartimento dal nome troppo lungo per essere ricordato nel governo Draghi, ha dato, durante il suo intervento a casa di Beniamino Piccone , qualche speranza ai giovani (relativamente ai salari) perché sono pochi (i giovani, oltre ai salari: la crisi della natalità rende la risorsa rara) e le aziende, che diamine, ad un certo punto dovranno ben pagarli se li vorranno portare a bordo.
I vecchi rimangono privilegiati e ben affezionati ai loro vantaggi (salari che non crescono ma sono abbastanza alti e pensioni retributive). Il salario minimo ha nemici diversi da quelli che l’uomo comune immagina (anche i sindacati hanno bisogno di difendere il loro potere) e, dato che le elezioni sono passate, ha poca chance di essere introdotto. La M4 sarà un salasso per il Comune di Milano. Con il Covid e la Pandemia siamo stati bravi. Dalla crisi 2020 ci siamo rialzati meglio che da quella del 2008. E cresciamo più di altri paesi europei.

Per quanto mi riguarda, mi porto a casa il libro Partita doppia (anche con una dedica supercarina che mi farà leggere le faticose pagine – è un saggio non un romanzo – con una certa scioltezza) e capisco che la M4 (che con i suoi cantieri mi complica la vita dal 2015) presto sarà un problema solo del Comune che dovrà pagare alti canoni per il suo funzionamento. Io sfreccerò in superfice oppure nel sottosuolo, nel colore BLU, nonostante – credo – sia stata costruita in modalità PPP.
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Luglio, con l’ansia che ti voglio
Quest’anno luglio è un mese impegnativo: il Fede ha la maturità (mamma ho deciso di prenderla scialla) e anche la Cate figlia di Silvia (voglio prendere 20 alla prova di arte) e Luca, figlio della Simo (fa crediti seguire l’Inter fino a Istanbul?).

In contemporanea ci sono i test di accesso alla scuola di orologeria (numero chiusissimo) da cui dipende il suo futuro o la ricerca di una casa (anche un bivacco) a Roma e a Parigi dove i figli più grandi delle mie amiche faranno un master fuori Milano dai primi di settembre. Non c’era niente di interessante in città vero?
Al bar della scuola una giovane donna con il respiro affannato organizza il GREST del figlioletto ipotizzando di mettergli al polso un aggeggio (tipo quello che metti alle chiavi per localizzarle) in modo da sapere sempre dove sia esattamente. Perché non farlo anche pedinare?
L’Agenzia delle entrate ti manda lettere in cui sei in debito di 9. 000 euro per un conguaglio trattenute di quattro anni fa. Speri che abbiano sbagliato. Scopri che non hanno sbagliato.
Paola, Patri e Lidia si ingegnano per trovare ai rispettivi cani (Apple, Bullo, Murphy: sto parlando di voi) pensioni estive adeguate ad alleggerire il loro senso di colpa di abbandonarli due settimane ad agosto (come si troveranno in gabbia di notte abituati a fare incursioni nel lettone? Signore fa che non mordano altri cani durante l’inserimento! Quando manderanno il primo sms di aggiornamento dal dog resort?). Non so il senso di colpa, ma di sicuro il portafoglio sarà più leggero a fine estate.
La badante del nonno va in vacanza. Bisogna trovare la supplente. Fidata. Che cucina bene. Se non fa conversazione fa niente: il nonno è snob oltre che sordo. Se sul suo profilo Facebook sembra una escort è un problema o un plus? Forse bene per il nonno, basta che non faccia in tempo a cambiare il testamento in un paio di settimane.
Se arriviamo vive al 20 luglio è andata. Archiviata la maturità, passati i test universitari, trovata la badante al nonno, la stanza a Parigi, la pensione stellata per il cane, potremo finalmente rilassarci nel torrido agosto, occhieggiando sulla spiaggia consorelle sfinite dalla medesima ansia, solidali sopravvissute all’ultimo miglio prima delle vacanze. Mentre il nonno flirta con la bionda, il cane si diverte un botto, i ragazzi folleggiano a Parigi e Milano si svuota di tutte le nevrosi.
Il prossimo anno, quasi quasi, la villeggiatura la passo all’idroscalo. Con un Ansiolin
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Quando l’economista fa spettacolo.
L’altra sera Beniamino ha proprio dovuto lottare per tenere la conversazione sui binari.

Puglisi infiamma la platea e Beniamino getta a terra la scaletta Invitare a casa Riccardo Puglisi, economista e docente di scienza della finanza all’Università di Pavia (che avrebbe dovuto parlare di mercato immobiliare a Milano) è stato come mettere uno sciamano guaritore all’ostello degli incurabili per parlare di eritema solare.
L’onda delle domande (tipo chi-se-ne-frega-di airbnb, troviamo-questa-sera-le-risposte-a tutti-i-problemi- economici-del-mondo) ha spaziato dalle pensioni alla patrimoniale, dalle politiche pro famiglia in Francia ai consigli virtuali per la Santanché.
Gli invasati e indisciplinati domandatori eravamo noi, gli invitati appollaiati sui divani. Avallati dall’indomito relatore, taumaturgo che a grappolo ha navigato tra Libero Lenti e Cechov, tra Don Sturzo e la regola del 70 sul raddoppio del PIL (vabbè 72 se vogliamo essere fiscali), tra il benevolo giudizio sulla Fornero (pensioni) e la sottovalutazione dell’effetto sistemico dell’Imu (Monti).
Puglisi è un Dario Fo dell’economia. Timido ed istrionico ad un tempo.
Ama gli ordini di grandezza (ma come ha ragione? Ma come lo amo? Quanta approssimazione di pensiero nelle citazioni con due zeri sbagliati), ma è accurato nei dettagli (a Milano 200.000 studenti e solo 3.000 posti letto nelle residenze universitarie).
Serio nella sostanza ma giocoso come un Giamburrasca al Ghislieri, aspetta ancora le scuse dal PD (dai Provenzano, manda un mazzo di fiori con bigliettino adeguato) e non scrive più sul Corriere perché, cavoli, un editoriale a 25 euro, allora è più dignitoso farlo gratis.
Agita le braccia intorno ad un corpo minuto e nervoso
Segue il corso dei suoi pensieri aprendo parentesi immaginifiche sulla teoria Cliometrica (qui Beniamino ha cominciato ad arrendersi: non saremmo mai arrivati a parlare delle tende davanti al Politecnico) e sulla storia statistica, sugli effetti economici di un approccio cattolico (maledizione forse ha ragione la Lidia, io sono cattocomunista) rispetto al liberismo delle culture a matrice protestante.
Così l’economia e la statistica mi appaiono per una sera (non solo a me: anche Serena dal capello tizianesco esce dal salotto con un trip macroeconomico) affascinanti e pieni di spunti da approfondire (che diamine si sono detti di così interessante Costa, Don Sturzo e La Pira negli anni ’70? Come ha fatto il nonno di Beniamino, il giusto Carlo Tagliabue, ad applicare la matematica alla pescicoltura per risanare i conti della Pia Casa di cui era Direttore?).
Beniamino, al timone di una barca ormai impazzita, su cui i marinai ballavano e il vento matematico scompigliava tutti i piani, rinunciava alla lotta e si lasciava andare all’ascolto della tribù inebriata: se era impossibile guidare, tanto valeva godersi il paesaggio.
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Il compleanno della Simo
Nel mese di maggio tutte le colleghe e le amiche si sono messe a dieta. E sono anche dimagrite, le infingarde.

Sonia fa la dieta dell’astronauta
Lara mangia uno Jocca alle 11,45 e poi tira fino a sera.
Patrizia porta in ufficio la schiscetta preparata, pesata, valutata a casa.
L’area manager che solo tre settimane fa era adorato perché portava in ufficio brioches per tutti, ora è guardato con sospetto, evitato come il tentatore nel deserto.
Al dispenser in buvette vanno a ruba acqua naturale e coca zero. Noccioline e Loacker? slow mover.
Dunque io, con spirito di emulazione e dopo una clothing in cui non mi piaceva niente per colpa del pannicolo adiposo impropriamente depositato sul mio giro vita durante l’inverno, venerdì mi sono messa a stecchetto. No pane no pasta no vino.
Senonché maggio è una infilata di compleanni (il mio compreso) per cui mi domando come mai questa idea slim non mi sia venuta ad aprile.
Parte la Simo, con il suo compleanno. Ma io sono solo al terzo giorno di mortificazione alimentare. Motivata come un eremita paleocristiano, non mi farò tentare da niente.
Mi preparo a dribblare pop corn caramellati e marshmallow alla griglia, panna montata e bevande gasate.
Per fortuna il party non è alla Cascina Cuccagna, dove il tagliere di salumi è una commodity, ma a Palazzo Parigi. Le calorie lì non le fanno neanche entrare. Espulse dalla porta girevole se solo osano affacciarsi alla lobby. Gli snack sono costituiti da carotine croccanti e foglie verdine di una sorta di belga minuscola e arricciata. Il rumore sotto i denti simula il sound delle Pringles. Almeno il senso dell’udito è appagato.
Le acque hanno bottiglie sofisticate e si mimetizzano bene tra le bollicine e il vino bianco. Si può bere acqua senza doversi giustificare.
L’opzione Ozempic, farmaco di gran moda nella Milano snella, per me rimane sul tavolo delle risoluzioni miracolose ma inquietanti (Barbara, se è troppo facile, forse c’è un prezzo sconosciuto da pagare. Timeo Danaos et dona ferentes).
Le convitate? Solo femmine. Riunite in una gustosa macedonia di amiche di sempre, di compagne di università, di mamme conosciute a scuola e rimaste nella rete amorosa anche se i figli hanno preso strade diverse, di donne in sintonia trovate durante progetti di lavoro.
L’armonia è tangibile, il livello alto, l’allegria diffusa.
Poi arriva la torta. Deliziosa e a piccole fette. Chi gusta un bis. Chi gusta il pasticcere, bello almeno come la torta. Auguri Simo!



